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23

Timeo Danaos et dona ferentes

postato da Maurizio Chatel in Epigrammi

Da LaRepubblica di oggi: “A scuola Internet non è una priorità”

Mi pareva. D’altronde ci voleva poco a fare due più due. È vero, come ho scritto sopra, che per scaricare un file da Internet non è necessario spendere milioni in tecnologia avanzata, ma il problema è ben diverso: che senso ha tutto questo? L’euforia ci ha accecati, e non abbiamo messo insieme i fatti, come spesso succede. Una “riforma” da Minculpop da una parte, e vaneggiamenti demenziali dall’altra; il risultato: non c’è trippa per gatti.
Il ministro ci invita ad andare “oltre Gutenberg” camminando con le pezze ai piedi. Vuole l’informatizzazione della conoscenza (indicandoci persino la strada: il testo digitale) e toglie gli insegnanti che si occupano di informatica. Naturalmente i “nativi digitali” hanno bisogno di ben altro che di un professore che insegni loro come si usa un computer: le creature hanno bisogno di professori che imparino come si accende. Poi, il resto se lo fanno da soli. Quindi possiamo stare tranquilli. Avremo presto una scuola in cui il dialogo intellettuale tra studenti e docenti sarà ridotto a segnali di fumo e a gesti con le mani. I ragazzini sempre più smanettoni tra tette e video demenziali, e gli insegnanti sempre più curvi sulla loro prostata dolente.

4 Responses to “Timeo Danaos et dona ferentes”

  1. Mario Guaraldi
    February 25th, 2009 @ 11:07 am

    Caro Maurizio, sai che ti dico? Io agli insegnanti che insegnano informatica a scuola ho sempre creduto poco, poco male dunque se li tagliano. Anzi, sarei per il professore unico anche alle superiori ! Nel nuovo continente, “oltre Gutenberg”, si arriva per definizione con le pezze ai piedi e i pidocchi in testa. E i ragazzini, poveri ragazzi di strada virtuale, ci arriveranno smanettando videogiochi molto più convincenti , quanto a capacità didattica, della loro patinata antologia. Siamo migranti. La nostra “mission” nel continente digitale è: dimmi che tipo di libro pre-vedi per una scuola franata sotto il peso dei peggiori libri scolastici (di carta) prodotti da editori democratici e progressisti negli ultimi trent’anni…e ti dirò chi sei. La trippa, caro Chatel, se la sono mangiata in buona parte questi nostri colleghi !

  2. Maurizio Chatel
    February 25th, 2009 @ 1:21 pm

    OK… Magari hai anche ragione, ma la mano che taglia ha la sua importanza. Voglio dire: c’è differenza tra il potare e lo strappare, tra estirpare le erbacce e il fare terra bruciata. Sia chiaro, per finire, che non sto certo “dalla parte” degli insegnanti; trovo solo supremamente idiota l’incoerenza di certi provvedimenti, o meglio: il loro velato significato. Detto questo, diamoci da fare…

  3. LaProf
    March 5th, 2009 @ 4:22 pm

    Ho una classe (terza) di venticinque alunni, maschi e femmine. Otto possiedono un computer con collegamento a Internet al quale possono accedere quando vogliono; nove possiedono un computer in casa, ma senza collegamento a Internet; uno accede al computer a casa di uno zio; sei non hanno il computer.
    Se non ci fosse stata la scuola che in questi tre anni li ha messi a contatto con il mezzo informatico in un certo modo, con un insegnante che si è preso la briga di portarli in laboratorio da solo contro 25, i sette senza computer non saprebbero ancora come usarlo; i nove col computer saprebbero soltanto smanettare coi videogiochi o fare disegni scemi con Paint; i rimanenti saprebbero probabilmente scaricare un vido porno ma non effettuare una webquest.
    Non è che è poi così negativo, insegnare informatica a scuola.
    Detto questo: informatica è una nuova materia, c’è in pagella, ma l’insegnante di educazione tecnica che dovrebbe occuparsene vedrà diminuire ancora le ore. Da una parte si butta sabbia negli occhi delle persone con le parole, dall’altra si toglie la terra sotto i piedi coi fatti.

  4. Maurizio Chatel
    March 5th, 2009 @ 4:57 pm

    Cara collega, devi avere pazienza… mi sono lasciato trasportare dall’ira, cosa che in un blog può anche starci, ma che naturalmente si presta ad equivoci poco simpatici. Naturalmente ho anch’io ragazzi che devono alla scuola quello che sanno di informatica, e naturalmente è soprattutto di loro che mi sono sempre interessato. Guardiamo però ai fatti: quando si parla di alfabetizzazione digitale, si parla soprattutto della velocità con cui i ragazzi sanno appropriarsi dei codici d’uso della nuova tecnologia, e non tanto o non solo del PC. Questo significa che la loro “ecologia cognitiva” è sempre più distante da quella della nostra preparazione didattica di base. E’ vero che non tutti hanno il computer, ma è anche vero che tutti sanno come appropriarsi con faciklità di ogni genere di pulsantiera e consolle, e di reagire agli stimoli dei gadget coin una rapidità che non ha nulla a che vedere con la riflessione di un apprendimento critico. Questo è ciò che volevo dire. Ed è anche vero che insegnanti come noi (alfabetizzati e consapevoli del senso di una nuova didattica) non ce ne sono molti.

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  Maurizio Chatel

Maurizio Chatel è il responsabile dell’area umanistica della BBN, curatore di collana e autore di testi di storia e filosofia. Insegna al liceo, ma non è per questo che è stanco, anzi... la depressione lo afferra quando cominciano a volteggiare per i corridoi della scuola i rappresentanti delle “grandi” case editrici. Per questo motivo ha raccolto la sfida di Noa Carpignano, facendosi carico di una missione impossibile. Nei momenti liberi rilascia interviste e va in cerca di grane.
Malgrado tutti questi difetti, ai suoi allievi piace così com’è.