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Analfabetismo universitario
postato da Maurizio Chatel in Didattica
Nel giro di due mesi ho partecipato a 4 tra convegni e focus group su didattica e nuove tecnologie, ai quali possiamo aggiungere quelli di cui non ho avuto notizia e altri a cui non ho intenzionalmente voluto aderire. Ci cambiano la scuola sotto i piedi e, come un formicaio impazzito, corriamo a destra e a manca senza sapere dove stiamo andando. Ma non è di questo che voglio parlare oggi.
Piuttosto di un tema che ha costantemente costellato quelle faticose giornate: l’insipienza dei professori di fronte agli epocali cambiamenti della nostra società. Naturalmente dei professori di scuola media (superiore in particolare). Incompetenti in tutto ciò che riguarda le attuali tecniche di comunicazione, incapaci di cogliere le immense opportunità culturali e didattiche che Internet e l’iPod offrono, del tutto disinteressati a capire lo straordinario sviluppo mentale dei “nativi digitali”. Cose in parte vere, purtroppo, le cui cause sarebbe serio studiare. Ma come ogni discorso che si fa in questo Paese, ideologicamente e strumentalmente stravolte. Perché l’uso dei nuovi canali d’informazione e di formazione, come la rete e il multimediale intelligente, richiede una seria e profonda preparazione, che dovrebbe ricadere a cascata dalle università verso gli educatori, in un continuo processo di formazione e aggiornamento. E allora andiamo a vedere che cosa si fa nelle università.
Come prima cosa, ho verificato quante pubblicazioni universitarie sono disponibili on-line gratuitamente, così come avviene nella quasi totalità delle università anglo-americane (potrei portare centinaia e centinaia di esempi, per qualsiasi argomento, dalla storia del cervello all’egittologia, ma mi risparmio la fatica: basta che ciascuno di voi provi a fare una ricerca su Google per non più di un quarto d’ora…): risultato: 0 (zero).
Allora ho navigato per un po’ alla ricerca delle dispense universitarie: quelle almeno dovrebbero essere accessibili (magari a pagamento, of course): ecco cosa ho trovato:
1]
2]
3]
4]
5] (quest’ultimo poi è “stratosferico”: fa passare per appunti universitari un miserabile Bignami di storia insufficiente anche per un liceo)
Gli studenti si arrangiano: ho faticato, adesso pagatemi. E i professori? 0 (zero).
Morale. Le università italiane pubblicano su Internet gli orari e gli organici, il resto pare siano tutte sciocchezze. La ricerca si fa nel chiuso di un aula, poi esce per i tipi di qualche prestigiosa rivista o casa editrice, perché questo è ciò che conta. E sostanzialmente, da ciò che appare navigando LIBERAMENTE (perché magari qualche appunto delle lezioni si trova anche, naturalmente solo ad accesso riservato ai propri studenti, “se no gli altri mi rubano le idee”), i cattedratici italiani della comunicazione – non parliamo della rete o dei Multimedia – se ne fregano.
Altro che e-book…..
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Ancora una volta: cui prodest?
postato da Maurizio Chatel in Polemiche
Un post di Giuseppe Caliceti su FaceBook:
«La tv è oggi la prima “agenzia educativa” italiana: basta parlare con bambini e ragazze per rendersene conto. E il monopolio e il conflitto di interessi del capo del Governo Silvio Berlusconi tra politica e informazione sono ben noti. Ma Gelmini porta in tutte le scuole italiane un nuovo conflitto di interessi: quello che riguarda l’editoria scolastica. I docenti di quinta che quest’anno sceglieranno i libri per le future classi di prima elementare, non sceglieranno solo per loro, ma anche per i docenti dei prossimi quattro anni. Stessa cosa alle medie: per sei anni. Se una legge vietasse agli Italiani di cambiare automobile nei prossimi cinque anni ci sarebbe la rivoluzione, la Fiat chiuderebbe. Ma a scuola sembra di no, anche se qualcosa di simile sta accadendo all’editoria scolastica. E tutto questo alla faccia dell’autonomia e della libertà di insegnamento.
L’idea del governo, che nascerebbe dalla volontà di contenere i costi per le famiglie, abbasserà di fatto il livello di pluralismo delle idee, elemento fondamentale a scuola. Ricordiamo infatti che Fininvest è azionista di Mondatori al 50,1% e i suo consiglio di amministrazione è presieduto da Marina Berlusconi. Attualmente il mercato scolastico è di 31.000 titoli (prezzo medio 15 euro), con un fatturato annuo di 650 milioni di euro. In sintesi: con questa sua clausola Gelmini rischia di portare al fallimento gli editori scolastici puri e presumibilmente resisteranno solo quelli che coprono altri settori del mercato, quattro su circa trecento, tra cui Mondadori Scuola, che ha già acquisito il controllo di quindici società del settore. Non è solo un rischio economico, ma anche politico e culturale: dopo le tv, il controllo, da parte del presidente di Berlusconi, della formazione delle giovani generazioni, sarà completo. Ricordiamo infatti che i libri di testo degli studenti sono ancora, anche nell’epoca di Internet, gli unici libri che entrano in molte famiglie italiane.
Nel 2000, l’allora presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, parlò di faziosità “sinistra” di certi manuali di storia ventilando l’istituzione di apposite commissioni di esperti: una sorta di censura di stato per arrivare, probabilmente, a una sorta di “libro unico” per le scuole elementari come al tempo di Mussolini. Il Governo in carica non deve fare neppure la fatica di proporre un’idea così pericolosa: la può attuare. E attaccare frontalmente l’editoria scolastica, la lettura, il libro, la cultura, la scuola, il pluralismo, l’autonomia delle scuole, la libertà di insegnamento dei docenti.
Che fare? Il taglio al personale della scuola pubblica previsto nei prossimi tre anni dalla Gelmini è il più grande licenziamento di massa della storia della Repubblica italiana. Dato che per questo Governo i docenti sono solo un problema economico, ricambiamo con la stessa moneta. Ai docenti, almeno alle elementari, è oggi ancora permesso rifiutare l’adozione del libro di testo per poi utilizzare il buono-spesa (che per legge spetta ancora a ogni alunno della scuola pubblica italiana) per far comperare un libro alternativo o uno schedario. E il libro di testo? I docenti possono costruirselo con le proprie mani facendo fotocopie, non è vietato: è quello che avviene da anni nelle scuole più avanzate.»
Internet deve rimanere uno strumento di controllo dei controllori. Può darsi che l’editoria digitale abbia la possibilità di trasformare anche questa ipotesi di irregimentazione autocratica in un boomerang libertario. I piccoli editori sono piccoli, ma non stupidi…
No Tag14
Dopo i catto-comunisti, ci mancavano i catto islamisti…
postato da Maurizio Chatel in Epigrammi
Il Vaticano e l’università sunnita al-Azhar del Cairo hanno scritto una nota congiunta, auspicando: che i testi scolastici siano riveduti … “affinché non contengano materiale che possa offendere i sentimenti religiosi di altri credenti, a volte attraverso una presentazione errata di dogmi, di visioni etiche o di ricostruzioni storiche di altre religioni”.
Sto lavorando fianco a fianco con un noto islamista italiano, docente a Napoli e autore di innumerevoli saggi (ma lo potete trovare anche su Wikipedia), e ne sto ammirando la profonda passione per il mondo arabo e la sua cultura. Non ho mai pensato di affidare a un musulmano, per il mio manuale scolastico di storia, la stesura di una storia dell’Islam, né darei a un Israeliano l’incarico di scrivermi la storia del popolo ebraico. E questo per un semplicissimo motivo: perché non c’è da fidarsi né degli uni né degli altri, in merito a obiettività. Così come non chiederei a un sacerdote cattolico di scrivermi la storia della Chiesa.
Non vengano, tutti questi signori, a predicare di equilibri, verità storiche, obiettività, sensibilità …. Non ho neppure la voglia di scherzare, quando tocco questo argomento. Heidegger è morto dicendo che “solo un dio ci può salvare” … ma neppure lui probabilmente sapeva di quale religione.
Maurizio Chatel è il responsabile dell’area umanistica della BBN, curatore di collana e autore di testi di storia e filosofia. Insegna al liceo, ma non è per questo che è stanco, anzi... la depressione lo afferra quando cominciano a volteggiare per i corridoi della scuola i rappresentanti delle “grandi” case editrici. Per questo motivo ha raccolto la sfida di Noa Carpignano, facendosi carico di una missione impossibile. Nei momenti liberi rilascia 