May
27

A cosa serve riflettere.

postato da Maurizio Chatel in Testi digitali

Ancora sul BarCamp di Fosdinovo.
Ci siamo lasciati, sabato 23 maggio, con un passa parola essenziale e sintetico: facciamo quadrato!
Dopo due mezze giornate di intense discussioni attorno al futuro del testo digitale, dire di più sarebbe stato arduo. Siamo ancora tutti qui che stiamo meditando su quanto è stato detto, e tirare la fila di un BarCamp non è gioco da ragazzi.
Ma quell’appello non va gettato al vento. Alcuni dei convenuti a Fosdinovo sono già – nel loro piccolo – degli “addetti ai lavori”; la maggior parte “abita” – come si suol dire oggi – la rete con ruoli diversi, più di stampo critico e osservativo; altri ancora facevano da quinta colonna dei grandi editori, una quinta colonna dai modi tuttavia franchi e cortesi. Tutti comunque si sono sentiti uniti da una precisa esigenza: non marciare più sparpagliati, cogliere le possibilità di un momento e di un mezzo, per migliorare la qualità della didattica.
Il mezzo più antico del mondo per unirsi è partire da una riflessione comune. Si può “fare” di tutto, ma l’importante è farlo lungo un filo conduttore che indichi una strada. Certo gli interessi dei singoli editori possono anche divergere, e quelli del ricercatore non sono gli scopi di chi gestisce un’attività commerciale, ma uguale per tutti è il momento storico e culturale, ed è indubbio che questo particolare momento ci sta chiamando a delle decisioni. Decisioni complesse, articolate, globali: non è il mezzo in sé che conta, come ho già scritto, ma il perché questo potrebbe essere il momento giusto per un nuovo mezzo di diffusione del sapere. A questo “perché” nessuno può rispondere da solo: occorre articolare un dibattito, approfondire la ricerca sulla necessità di una didattica nuova, o anche solo concretizzare con mezzi più adeguati, oggi disponibili, vecchie idee che gesso, lavagna e libri a stampa rendevano velleitarie. La verticalità, per fare un esempio; o il diritto allo studio vero per tutti, a cominciare dai disabili; o la pluridisciplinarietà del sapere, cosa ancora più scabrosa.
Insomma, faccio una proposta: creiamo una rivista (roba leggera, di facile gestione, senza scadenze fisse), in cui raccogliere gli interventi di chi ci sta, evitando per una volta la volatilità del blog, l’inafferrabilità del singolo post “a tendina”, che troppo spesso lascia il tempo che trova. Fissiamo le nostre riflessioni su un supporto condiviso ma consistente, che renda testimonianza di un percorso, dei punti fermi che si potrebbero raggiungere, della pensosità di ciascuno. Che fissi dei punti di partenza e/o dei punti di non ritorno, al di là sotto dei quali non si debba più scendere, per non ricominciare ogni anno a parlare di quello di cui avevamo già parlato l’anno prima.
Che ne dite?

4 Responses to “A cosa serve riflettere.”

  1. Bibienne BlogBooks on the Net Currenti calamo
    May 27th, 2009 @ 4:50 pm

    [...] Maurizio Chatel: A cosa serve riflettere. [...]

  2. Maria Grazia
    May 30th, 2009 @ 12:30 pm

    Ci sto :-)

  3. Maurizio Chatel
    May 30th, 2009 @ 1:06 pm

    Stupendo… raccogliamo le idee, allora. Tu ed io potremmo cominciare a interrogarci su che cosa sia davvero la verticalità didattica – ho speso anni a cercare persone, vorrei riuscire a far qualcosa prima dell’alzheimer ;-) .

  4. Maria F.
    June 3rd, 2009 @ 4:59 pm

    Siamo almenon in tre, ma se ne aggiungeranno altri. Anch’io ho il pallino della verticalità, visti anche i miei anni di insegnamento (elementari, medie e superiori.
    Ti ho ascoltato con interesse a Fosdinovo, ho letto il tuo “tiriamo le fila” – che condivido – e ritengo che l’alzheimer sia ancora lontano

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  Maurizio Chatel

Maurizio Chatel è il responsabile dell’area umanistica della BBN, curatore di collana e autore di testi di storia e filosofia. Insegna al liceo, ma non è per questo che è stanco, anzi... la depressione lo afferra quando cominciano a volteggiare per i corridoi della scuola i rappresentanti delle “grandi” case editrici. Per questo motivo ha raccolto la sfida di Noa Carpignano, facendosi carico di una missione impossibile. Nei momenti liberi rilascia interviste e va in cerca di grane.
Malgrado tutti questi difetti, ai suoi allievi piace così com’è.