Jul
03

Lo studio storico in Internet

postato da Maurizio Chatel in Didattica

Si parla oggi di un rinnovato studio della storia direttamente attraverso le fonti reperibili in Internet. Ma quali fonti!? L’interrogativo è affermativo: infatti l’uso del termine “fonte” è qui perlomeno inappropriato. È bene ricordare a chi legge che la fonte storica è sempre e solo un documento originale, ben diverso dai testi storiografici di interpretazione e divulgazione a cui normalmente si può accedere attraverso il WEB.
Immaginiamo infatti di dover affrontare lo studio dell’impero romano. Non sarà certo facile reperire in rete gli atti legislativi di Augusto o la tavola delle Res gestae Divi Augusti, se non in versione jpeg… Ma neppure se ci avviciniamo alla nostra epoca le cose migliorano: i discorsi parlamentari di Cavour bisognerà pur sempre andarseli a cercare negli archivi storici dello Stato Sabaudo, e non certo in qualche server americano. Siamo seri…
Quello che la rete può offrire è uno spazio di avvicinamento alla conoscenza storica (se si tratta di storia); un percorso fatto di tentativi ed errori, perché, questo sì, la letteratura on-line non è ancora, almeno in Italia, delle più affidabili sotto il profilo scientifico. La “libera storiografia digitale” è sostanzialmente opera di volontariato e di entusiasmo intellettuale, ma il lavoro storico rimane ancora di competenza di pochi specialisti che trascorrono il proprio tempo in archivi polverosi. Quando gli archivi saranno stati digitalizzati, allora potremo parlare di accesso alle fonti, ma non adesso.

Diverso, il discorso, se guardiamo al Novecento. Il tipico documento storico del XX secolo è infatti il fax, il telegramma, la cartella dattiloscritta, tutto materiale che da tempo è stato ridotto in immagini fotografiche, oggi facilmente reperibili nei siti elettronici degli archivi nazionali. Basti citare due casi: l’archivio del Dipartimento di Stato americano – FOIA (Freedom of Information Act) , contenente tutta la documentazione riservata delle operazioni di politica estera statunitense (in pratica: della CIA) fino agli anni più recenti; o l’archivio storico del movimento sionista, con la documentazione riservata degli atti politico-militari che portarono alla nascita di Israele. Insomma, basta cercare, e il Novecento appare oggi, grazie alla rete, un po’ meno oscuro. Qui dunque è lecito parlare di accesso alle fonti, anche se si tratta pur sempre di un accesso… controllato. Ma è possibile immaginare uno studio della storia su questi testi? Quanto lavoro rimane, a carico dell’insegnante, per individuare, selezionare, mediare, comprendere e porgere, con le dovute cautele, un materiale tanto scottante?

Internet non è dunque, o almeno non ancora, la soluzione per una nuova didattica della storia. Il WEB rimane sempre e solo un canale di comunicazione, non la bacchetta magica capace di risolvere ogni problema cognitivo. Ricerca scientifica e insegnamento rimangono due cose distinte. Che tuttavia dovrebbero trovare un terreno di incontro… ma questo è un altro discorso.

One Response to “Lo studio storico in Internet”

  1. Maria Grazia
    July 4th, 2009 @ 12:37 am

    Sono di corsa per andare ad aggiungere (spero) un importante tassello del mio progetto. Ti ho segnalato un documento sul mio blog su cui aspetto un’opinione. A dopo. MG

    PS anche se, secondo me, la banalità dell’articolo non meritava neanche una risposta, grazie per aver sollevato la questione… :-)

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  Maurizio Chatel

Maurizio Chatel è il responsabile dell’area umanistica della BBN, curatore di collana e autore di testi di storia e filosofia. Insegna al liceo, ma non è per questo che è stanco, anzi... la depressione lo afferra quando cominciano a volteggiare per i corridoi della scuola i rappresentanti delle “grandi” case editrici. Per questo motivo ha raccolto la sfida di Noa Carpignano, facendosi carico di una missione impossibile. Nei momenti liberi rilascia interviste e va in cerca di grane.
Malgrado tutti questi difetti, ai suoi allievi piace così com’è.