Apr
18

Che cosa dire?

postato da Maurizio Chatel in Epigrammi

Sono mesi che non intervengo, sempre nella speranza di poter affrontare qualche argomento serio che non sia un annuncio di catastrofe. Ma evidentemente non c’è limite al peggio.
Nelle classi terminali delle superiori è tempo di bilanci e di progetti: mentre 13 anni di studio si avviano a conclusione, il futuro si prospetta come una sorta di porto delle nebbie, dove ci si imbarca su contenitori galleggianti che potrebbero essere sia navi che zattere. Che cosa dire ai ragazzi e ai genitori che vengono a chiederti un consiglio sul loro futuro? Andatevene, e al più presto, in paesi civili e intellettualmente equipaggiati? Scegliete una buona università inglese o francese o tedesca e costruitevi lassù un futuro almeno dignitoso? Come scrivevo qui, con la loro preparazione i nostri ragazzi possono emergere senza problemi in qualunque parte del mondo, purché abbiano senso della realtà. E poi? C’è qualche speranza di un loro ritorno in un mercato del lavoro rincoglionito e cialtronesco come il nostro? In un Paese come l’Italia che ha sempre avuto la borghesia imprenditoriale più “furbetta” e filo-fascista d’Europa?
I nostri allievi hanno partecipato al programma “porte aperte” dell’università cittadina, tornando nauseati dal pressapochismo fieristico dell’esibizione. Banchetti con opuscoli illeggibili, imbonitori che, una volta che ti sei iscritto, spariscono, lasciandoti solo in mezzo all’atrio della facoltà, a indovinare cosa fare di lì ai prossimi sei mesi, e amenità di questo genere. I miei ex-allievi tornerebbero volentieri nella loro vecchia scuola per spiegare ai futuri compagni di università come cavarsela e cosa aspettarsi di concreto, giorno per giorno, nel palazzo del sapere. Ma non si può: è meglio accogliere  qualche conferenziere più titolato che, per spiegare cos’è la facoltà di fisica, tiene una lectio magistralis su Galileo. Si potrebbe, anche, organizzare una settimana di studio in alcune facoltà, una simulazione full-immersion, ma dove lo trovi il tempo, tra vacanze pasquali, settimane bianche, gite di classe e uscite didattiche varie (di quelle estemporanee, vuoi a teatro o a qualche concerto di un grande cantautore (sic!))? Invece, arrivati al momento della Grande Decisione, i miei allievi guardano la pagella e dicono: vado bene in matematica, faccio il Politecnico, o in italiano e faccio lettere, o in filosofia, ma studiare filosofia non si può: è roba da pazzi. Se poi non vanno bene in nulla, allora ci sono gli Studi internazionali o Scienze politiche o Psicologia; il che, tradotto in termini pratici, significa: sprecati cinque anni di scuola, ne spreco altri tre, tanto che speranza ho di essere felice?
Insomma, il tema dell’orientamento universitario è un altro bell’argomento di cui lagnarsi, non c’è che dire. Stiamo affondando tutti, ciascuno nella sua scialuppa, e non c’è tempo per guardare ai guai di chi naviga vicino, occupati come siamo a svuotare la barca dall’acqua.

One Response to “Che cosa dire?”

  1. Il professore inutile
    April 23rd, 2010 @ 9:11 pm

    Indipendentemente dal fatto che vadano bene o male, e dalle materie per cui sono più o meno portati, gli alunni hanno davanti a sé un futuro professionale determinato e condizionato esclusivamente dalle raccomandazioni e dagli appoggi politici di cui potranno usufruire grazie alla famiglia. E temo proprio che ciò valga dappertutto, anche se da noi in modo particolare, per la nostra infausta tradizione.

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  Maurizio Chatel

Maurizio Chatel è il responsabile dell’area umanistica della BBN, curatore di collana e autore di testi di storia e filosofia. Insegna al liceo, ma non è per questo che è stanco, anzi... la depressione lo afferra quando cominciano a volteggiare per i corridoi della scuola i rappresentanti delle “grandi” case editrici. Per questo motivo ha raccolto la sfida di Noa Carpignano, facendosi carico di una missione impossibile. Nei momenti liberi rilascia interviste e va in cerca di grane.
Malgrado tutti questi difetti, ai suoi allievi piace così com’è.