Sep
15

Per il secondo anno consecutivo editori, blogger e insegnanti si sono riuniti a Fosdinovo, sotto l’insegna dell’Ebookfest fortemente voluto da Noa Carpignano in collaborazione con Mario Guaraldi e gli amici della Tecknos, per ragionare liberamente sul futuro dell’editoria scolastica e dei libri di testo digitali. Molte le facce note, molte anche le nuove, per una discussione che si è protratta complessivamente per più di tre ore, tra venerdì 10 e sabato 11 settembre.

La scommessa era quella di riprendere un filo sospeso nel maggio del 2009, e seguirlo nel suo sviluppo lungo le acque agitate di un anno scolastico per molti versi da dimenticare, ma che purtroppo è solo l’annuncio di più gravi disastri a venire. Filo che sembrava essersi spezzato a causa dei problemi ben più grandi che la scuola attraversa rispetto a quelli rappresentati dal caos delle adozioni, già di per sé di non poco conto. Ma se ciascuno degli intervenuti portava con sé un bagaglio di disincanto e scetticismo forzatamente legato al peso della realtà, la forza di immaginare e proporre è tornata nel sentirsi parte di una comunità animata da forti motivazioni. Questa almeno è la sensazione che personalmente ho tratto dal lungo e interessante dibattito.

Ci eravamo lasciati attorno al problema della forma da dare non tanto all’ebook di per sé, quanto alla rete intesa come spazio di comunicazione. Oggi il discorso non è cambiato, anche perché le acque sono ancora stagnanti, non solo per colpa delle istituzioni, ma soprattutto degli editori in quanto “agenzie di formazione”. Sì, avete letto bene: gli editori scolastici non sono meno responsabili degli insegnanti nelle scelte di contenuto e di metodo. Questa è un’idea ormai condivisa fra gli addetti ai lavori, che tuttavia stenta a farsi strada per le incertezze diffuse e per la prevenzione della maggior parte degli insegnanti che vedono, con molte ragioni, l’editoria scolastica come pura lobby di mercato. Occorre dunque operare, e a Fosdinovo ce lo siamo ripetuti fino all’esaurimento, non tanto in direzione di un perfezionamento tecnico, quanto in quella di un allargamento della base aziendale verso competenze di ampio respiro, che coinvolgano come soggetti attivi, accanto ai redattori, esperti in comunicazione, formatori e autori.

Il “testo liquido”, questo è il problema. Che cosa si intende con il nuovo lemma? Una piattaforma WEB in cui reperire accanto ai testi, scompaginati però nelle forme più creative e accessibili, punti di aggregazione e di discussione che uniscano, in un “social network” di alto profilo, tutti coloro che a qualsiasi titolo operano nel settore didattico. Creazione di percorsi didattici per mezzo dell’ibridazione del testo in unità di apprendimento funzionali al livello di competenze e al tipo di linguaggio più utile (testualità, immagini, sonoro, archivio dati); blog dell’autore per l’aggiornamento dei contenuti in “beta”, aperto alla collaborazione degli utenti e degli specialisti in vista di un costante allargamento del concetto di autorialità; forum di discussione disciplinari come luoghi di incontro e di conoscenza tra tutti coloro che usano la piattaforma a vario titolo, e altro ancora.

Ma su tutto questo incombe un convitato di pietra: l’insegnante così come oggi si configura. È un fatto che il docente “medio” non conosce la rete. Il social network rappresenta per lei/lui un luogo di aggregazione e di trasgressione giovanile in cui è sconveniente mettere la faccia, e le tecnologie digitali – per quanto accessibili oggi siano – una competenza accessoria poco adatta alle esigenze concrete del lavoro scolastico. Che la rete web sia, come sostiene con ricchezza di argomentazioni Giorgio Jannis, un ambiente da abitare, non sfiora nemmeno i pensieri della maggior parte dei nostri colleghi di scuola. La situazione appare dunque essere questa: nella catena della comunicazione, tra il mittente, ormai ampiamente attrezzato sul piano teorico, e il destinatario, che per quanto disorientato è pur sempre in attesa che qualcosa avvenga, si situa l’anello debole del canale, non inteso come hardware ma come ponte di comunicazione. Occorre cioè, prima o accanto alla fornitura dei testi, un percorso di formazione degli insegnanti al mondo della rete nella sua versione 2.0. Ed è questo lo spazio “educativo” che l’editore ha oggi il compito di occupare. Esso deve radicarsi nella rete non intendendola più semplicemente come la nuova rotativa del XXI secolo, cioè come il mezzo tecnico per la produzione di nuovi materiali didattici, ma come ambiente globale.

Su questi argomenti il dibattito si è dunque protratto per tutti i lavori dello SchoolBookCamp, attraversando le tematiche connesse della classe come ambiente da ristrutturare (la classe si dissolve? L’ambiente virtuale disaggrega quello reale?), del concetto di scienza come esperienza, oggi che il laboratorio virtuale può sopperire alle carenze strutturali dell’ambiente scolastico, soprattutto nelle classi della scuola dell’obbligo, e soprattutto del principio di flessibilità che deve caratterizzare il testo digitale che voglia essere una vera alternativa efficace ed efficiente al manuale cartaceo.

Questa è naturalmente solo una sintesi, non una verbalizzazione di tutto quello che è stato detto. Ma questo è soprattutto un blog, il luogo cioè deputato alla discussione e allo scambio delle idee. Invito dunque tutti gli amici che mi hanno accompagnato nei tre giorni dell’EbookFest a farsi vivi per arricchire i contenuti di questo “foglio d’album” in modo che il discorso non si spenga, o anche solo non si sospenda in attesa di una nuova occasione per rivedersi. In fondo siamo tutti nella stessa … rete.

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  Maurizio Chatel

Maurizio Chatel è il responsabile dell’area umanistica della BBN, curatore di collana e autore di testi di storia e filosofia. Insegna al liceo, ma non è per questo che è stanco, anzi... la depressione lo afferra quando cominciano a volteggiare per i corridoi della scuola i rappresentanti delle “grandi” case editrici. Per questo motivo ha raccolto la sfida di Noa Carpignano, facendosi carico di una missione impossibile. Nei momenti liberi rilascia interviste e va in cerca di grane.
Malgrado tutti questi difetti, ai suoi allievi piace così com’è.