Oct
20

Liberali o fascisti?

postato da Maurizio Chatel in Epigrammi

Il passaggio dallo Stato liberale allo Stato totalitario ed autoritario si compie sulla base dello stesso ordine sociale. Tenendo presente questa base economica unitaria, si può dire che sia il liberalismo stesso a “generare” lo Stato totalitario ed autoritario, che ne è il perfezionamento in uno stadio avanzato dello sviluppo. Lo stato totalitario ed autoritario fornisce l’organizzazione e la teoria della società che corrispondono allo stadio monopolistico del capitalismo.

Herbert Marcuse, La lotta contro il liberalismo nella concezione totalitaria dello Stato.

May
31

C’è vita su Marte

postato da Maurizio Chatel in Epigrammi

I nativi digitali si stanno affacciando al voto. I loro coetanei di vent’anni fa consegnarono il Paese nelle mani di B.; i ventenni di oggi possono liberarcene. Ancora una volta, la Rete può lasciare un segno, dimostrando di essere entrata nella Storia. Perché il vero motore di questo vento che sta spazzando l’Italia è il linguaggio – o “idioletto” – degli internauti: l’ironia.

Per anni ho sentito i miei allievi chiedermi: “ma noi, cosa possiamo fare?” (sottinteso: di fronte allo strapotere di una certa politica, di fronte alla dimensione dei problemi). Beh… il messaggio è ancora quello di 2500 anni or sono, quello di un certo Socrate che dimostrò quanto l’ironia possa corrodere le fondamenta dell’arroganza e del potere.

La Rete ha la capacità di trasformare in una valanga la piccola palla di neve lanciata per scherzo da qualunque angolo sperduto, purché il tiratore sappia cogliere nel segno. Essa ha sostituito il rito assembleare della democrazia, diventato autogestito nel Sessantotto: l’agorà è a casa tua, ma può raccogliere masse più imponenti di qualsiasi movimento di protesta  fino ad oggi sperimentato. Dalla Rete non partono pietre o bottiglie Molotov, ma parole, alcune dure come sassi altre corrosive come acido.

Tutto naturalmente deve poi tradursi in Fatti, in Atti, in politica. Ma un conto è arrivare agli appuntamenti con la Storia depauperati dalla propaganda mediatica dei Tycoon, un altro è giungervi sulla spinta di una “educazione sentimentale” al senso di appartenenza. Quel senso che – malgrado tutti i suoi difetti – la Rete ha saputo ricreare dopo gli anni bui della televisione.

 

Nov
28

Ci sono due aspetti della vicenda Wikileaks su cui è bene soffermarsi. Cominciamo dal più generale.

Assange è un eroe dei nostri tempi, perché, come ha detto (“voce dal sen fuggita”) Mentana al TG de La7: “da oggi nulla sarà più come prima”. Prima di lui, il ministro degli esteri italiano Frattini aveva sentenziato: “è l’11 settembre della diplomazia”. Diplomazia… questa poi! Comunque: al di là dei fuochi d’artificio sparsi a pioggia sul pianeta dalle rivelazioni dei cablogrammi statunitensi, ciò che conta è ben altro. Se ce n’era ancora bisogno, è stato dimostrato che Internet è un reale strumento di conoscenza, il più importante nella storia della moderna umanità, il più sconvolgente “sistema di segni” ideato per la comunicazione planetaria. Esso sanziona, con questo evento non poi così clamoroso, che la verità, da quella scientifica a quella storica, è un bene universale a cui è possibile attingere anche contro la volontà di potenti più o meno “abbronzati”, mistificatori con la tiara, tartufi paludati da storici e analfabeti travestiti da scienziati. Come potranno i detentori della parola – soprattutto della parola politica – nascondere il loro vero volto da domani in poi? Con quale fiducia potranno intrallazzare alle spalle di un’opinione pubblica finalmente uscita dal sonno della ragione e consapevole di ciò che la storia ha messo nelle nostre mani? Assange potrà anche essere messo a tacere, Wikileaks cancellato, ma chi potrà fermare questa rete di intelligenza che avvolge ormai la coscienza collettiva come un manto protettivo contro ogni forma di ipocrisia e menzogna? Di Assange il mondo è pieno, e prima o poi qualcun altro seguirà l’esempio del “pirata” australiano; non ci sono organi di polizia così potenti da fermare un’attività che non conosce i vincoli delle frontiere e dei codici penali nazionali. Ma un rischio c’è: che questa “catastrofe” politica, che inceppa in modo forse decisivo la gioiosa macchina da guerra della politica da boudoir, spinga i “poteri forti” a dare un giro di vite proprio a Internet, a ideare una giurisprudenza internazionale liberticida nei confronti del più potente mezzo di comunicazione mai ideato. Ed è di fronte a questo rischio che gli internauti di buona volontà devono fare quadrato, calzare l’elmetto e armarsi dell’assoluta intransigenza di chi persegue ad ogni costo la verità e la libertà. Boris Pasternak ha detto: “la politica non mi dice nulla. Non mi piacciono gli uomini indifferenti alla verità”. Come dargli torto? Ma la politica è entrata in Internet, e qualcosa sta cambiando.

Apr
18

Che cosa dire?

postato da Maurizio Chatel in Epigrammi

Sono mesi che non intervengo, sempre nella speranza di poter affrontare qualche argomento serio che non sia un annuncio di catastrofe. Ma evidentemente non c’è limite al peggio.
Nelle classi terminali delle superiori è tempo di bilanci e di progetti: mentre 13 anni di studio si avviano a conclusione, il futuro si prospetta come una sorta di porto delle nebbie, dove ci si imbarca su contenitori galleggianti che potrebbero essere sia navi che zattere. Che cosa dire ai ragazzi e ai genitori che vengono a chiederti un consiglio sul loro futuro? Andatevene, e al più presto, in paesi civili e intellettualmente equipaggiati? Scegliete una buona università inglese o francese o tedesca e costruitevi lassù un futuro almeno dignitoso? Come scrivevo qui, con la loro preparazione i nostri ragazzi possono emergere senza problemi in qualunque parte del mondo, purché abbiano senso della realtà. E poi? C’è qualche speranza di un loro ritorno in un mercato del lavoro rincoglionito e cialtronesco come il nostro? In un Paese come l’Italia che ha sempre avuto la borghesia imprenditoriale più “furbetta” e filo-fascista d’Europa?
I nostri allievi hanno partecipato al programma “porte aperte” dell’università cittadina, tornando nauseati dal pressapochismo fieristico dell’esibizione. Banchetti con opuscoli illeggibili, imbonitori che, una volta che ti sei iscritto, spariscono, lasciandoti solo in mezzo all’atrio della facoltà, a indovinare cosa fare di lì ai prossimi sei mesi, e amenità di questo genere. I miei ex-allievi tornerebbero volentieri nella loro vecchia scuola per spiegare ai futuri compagni di università come cavarsela e cosa aspettarsi di concreto, giorno per giorno, nel palazzo del sapere. Ma non si può: è meglio accogliere  qualche conferenziere più titolato che, per spiegare cos’è la facoltà di fisica, tiene una lectio magistralis su Galileo. Si potrebbe, anche, organizzare una settimana di studio in alcune facoltà, una simulazione full-immersion, ma dove lo trovi il tempo, tra vacanze pasquali, settimane bianche, gite di classe e uscite didattiche varie (di quelle estemporanee, vuoi a teatro o a qualche concerto di un grande cantautore (sic!))? Invece, arrivati al momento della Grande Decisione, i miei allievi guardano la pagella e dicono: vado bene in matematica, faccio il Politecnico, o in italiano e faccio lettere, o in filosofia, ma studiare filosofia non si può: è roba da pazzi. Se poi non vanno bene in nulla, allora ci sono gli Studi internazionali o Scienze politiche o Psicologia; il che, tradotto in termini pratici, significa: sprecati cinque anni di scuola, ne spreco altri tre, tanto che speranza ho di essere felice?
Insomma, il tema dell’orientamento universitario è un altro bell’argomento di cui lagnarsi, non c’è che dire. Stiamo affondando tutti, ciascuno nella sua scialuppa, e non c’è tempo per guardare ai guai di chi naviga vicino, occupati come siamo a svuotare la barca dall’acqua.

May
08

Dove va la scuola italiana?

postato da Maurizio Chatel in Epigrammi

Notre vie est un voyage
Dans l’hiver et dans la nuit
Nous cherchons notre passage
Dans le ciel où rien ne luit

Canzone delle Guardie svizzere 1793

Comincio col celebre esergo che apre il terribile Viaggio al termine della notte di Céline. Tradotto, suona: la nostra vita è un viaggio nell’inverno e nella notte; cerchiamo la strada in un cielo in cui non c’è luce.

Le stelle polari sono corpi freddi e lontani, e non sono fatte per indicare una meta, perché le mete sono sempre frutto dell’immaginazione di chi viaggia. Ancora Céline: “Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza”. Senza una meta non si va da nessuna parte, ma non c’è meta da nessuna parte. Bisogna dunque viaggiare, perché non abbiamo altra possibilità che questa. Ma è inutile esaurire le proprie forze nello scrutare un cielo muto.

Concludo con un altro celebre motto: “Chi ha orecchie per intendere, intenda”.

Mar
14

Il Vaticano e l’università sunnita al-Azhar del Cairo hanno scritto una nota congiunta, auspicando: che i testi scolastici siano riveduti … “affinché non contengano materiale che possa offendere i sentimenti religiosi di altri credenti, a volte attraverso una presentazione errata di dogmi, di visioni etiche o di ricostruzioni storiche di altre religioni”.
Sto lavorando fianco a fianco con un noto islamista italiano, docente a Napoli e autore di innumerevoli saggi (ma lo potete trovare anche su Wikipedia), e ne sto ammirando la profonda passione per il mondo arabo e la sua cultura. Non ho mai pensato di affidare a un musulmano, per il mio manuale scolastico di storia, la stesura di una storia dell’Islam, né darei a un Israeliano l’incarico di scrivermi la storia del popolo ebraico. E questo per un semplicissimo motivo: perché non c’è da fidarsi né degli uni né degli altri, in merito a obiettività. Così come non chiederei a un sacerdote cattolico di scrivermi la storia della Chiesa.
Non vengano, tutti questi signori, a predicare di equilibri, verità storiche, obiettività, sensibilità …. Non ho neppure la voglia di scherzare, quando tocco questo argomento. Heidegger è morto dicendo che “solo un dio ci può salvare” … ma neppure lui probabilmente sapeva di quale religione.

Feb
23

Timeo Danaos et dona ferentes

postato da Maurizio Chatel in Epigrammi

Da LaRepubblica di oggi: “A scuola Internet non è una priorità”

Mi pareva. D’altronde ci voleva poco a fare due più due. È vero, come ho scritto sopra, che per scaricare un file da Internet non è necessario spendere milioni in tecnologia avanzata, ma il problema è ben diverso: che senso ha tutto questo? L’euforia ci ha accecati, e non abbiamo messo insieme i fatti, come spesso succede. Una “riforma” da Minculpop da una parte, e vaneggiamenti demenziali dall’altra; il risultato: non c’è trippa per gatti.
Il ministro ci invita ad andare “oltre Gutenberg” camminando con le pezze ai piedi. Vuole l’informatizzazione della conoscenza (indicandoci persino la strada: il testo digitale) e toglie gli insegnanti che si occupano di informatica. Naturalmente i “nativi digitali” hanno bisogno di ben altro che di un professore che insegni loro come si usa un computer: le creature hanno bisogno di professori che imparino come si accende. Poi, il resto se lo fanno da soli. Quindi possiamo stare tranquilli. Avremo presto una scuola in cui il dialogo intellettuale tra studenti e docenti sarà ridotto a segnali di fumo e a gesti con le mani. I ragazzini sempre più smanettoni tra tette e video demenziali, e gli insegnanti sempre più curvi sulla loro prostata dolente.

  Maurizio Chatel

Maurizio Chatel è il responsabile dell’area umanistica della BBN, curatore di collana e autore di testi di storia e filosofia. Insegna al liceo, ma non è per questo che è stanco, anzi... la depressione lo afferra quando cominciano a volteggiare per i corridoi della scuola i rappresentanti delle “grandi” case editrici. Per questo motivo ha raccolto la sfida di Noa Carpignano, facendosi carico di una missione impossibile. Nei momenti liberi rilascia interviste e va in cerca di grane.
Malgrado tutti questi difetti, ai suoi allievi piace così com’è.