Jul
24

Ambienti d’apprendimento

postato da Maurizio Chatel in Testi digitali

Se e-book è ormai un termine screditato, è per l’immobilità che sempre i fatti hanno rispetto alle idee. Il WEB è un formidabile acceleratore di particelle: ognuno mette il suo fotone in rete, e la rete cattura tutte le particelle creando una risonanza energetica che ha un valore di grandezza incommensurabile rispetto al singolo contributo. È inutile quindi affezionarsi alle proprie fatiche intellettuali, poiché queste hanno la durata di un battito di ciglia nel perenne flusso della cibersfera.
In questo stato di cose, più che creare oggetti conviene quindi creare ambienti, ovvero piccoli acceleratori di idee capaci di generare flussi continui di energia creativa a partire da una piccola quantità di materia originaria. Se il WEB è l’Anello degli anelli (il CERN delle idee), occorre moltiplicare in piccolo lo stesso principio fisico-creativo, affinché il proprio lavoro non si disperda e non venga snaturato dalla forza schiacciante del “signore degli anelli”.
Creare un ambiente è possibile attraverso un processo sommativo di risorse e di esperienze. Innanzitutto occorre un luogo d’incontro (virtuale), che funga da Ingresso principale attraverso cui i singoli operatori si dispongano in relazione reciproca: il FORUM offre un primo livello di socializzazione, quello delle presentazioni e degli incontri estemporanei per il continuo riallacciamento dei contatti. I Servizi devono essere garantiti per la sopravvivenza fisica dell’esercizio: accessibilità controllata, rifornimento costante di risorse tecniche sempre aggiornate, smaltimento dei rifiuti, il tutto grazie a un preciso coordinamento delle competenze, anche se non è escluso che la corvée sia garantita da un democratico principio di rotazione. Le stanze devono essere funzionali e non in numero eccessivo; innanzi tutto lo Studio, dove hanno luogo i processi di assemblaggio dei materiali; poi Biblioteca e Archivio, la prima costituita da un semplice accesso alla rete generale, il secondo come ambiente protetto di conservazione dei dati sensibili. È superfluo aggiungere che in un tale ambiente manca la Camera da letto: chi non si trattiene può frequentare in assoluto incognito i bordelli dei dintorni.
I materiali provengono dall’umile lavoro del singolo, briciole di idee che l’Ambiente metabolizza immediatamente trasformandole e depurandole; ma a questo processo di metabolizzazione comunque il singolo è chiamato a partecipare, e può seguire, anche se a malincuore, il percorso di trasformazione del proprio contributo verso il suo esito finale, che è comunque sempre un’altra cosa, pur conservando tracce dei componenti originali. L’Ambiente è infatti ancora troppo piccolo per poter alterare in modo profondo la qualità dei singoli contributi, ma tuttavia già abbastanza potente da generare un prodotto capace di resistere alla forza di attrazione disgregatrice del WEB almeno per qualche mese. Entro tale lasso di tempo, l’Ambiente dev’essere in grado di sottrarre i propri prodotti alla forza di gravità del grande Anello rinnovandoli e riadattandoli, in un ciclo produttivo di cui nessuno può prevedere la fine.
Il progresso tecnologico sta trasformando l’umanità in un formicaio, che forse è un habitat migliore della giungla in cui tuttora ci dibattiamo.

May
27

A cosa serve riflettere.

postato da Maurizio Chatel in Testi digitali

Ancora sul BarCamp di Fosdinovo.
Ci siamo lasciati, sabato 23 maggio, con un passa parola essenziale e sintetico: facciamo quadrato!
Dopo due mezze giornate di intense discussioni attorno al futuro del testo digitale, dire di più sarebbe stato arduo. Siamo ancora tutti qui che stiamo meditando su quanto è stato detto, e tirare la fila di un BarCamp non è gioco da ragazzi.
Ma quell’appello non va gettato al vento. Alcuni dei convenuti a Fosdinovo sono già – nel loro piccolo – degli “addetti ai lavori”; la maggior parte “abita” – come si suol dire oggi – la rete con ruoli diversi, più di stampo critico e osservativo; altri ancora facevano da quinta colonna dei grandi editori, una quinta colonna dai modi tuttavia franchi e cortesi. Tutti comunque si sono sentiti uniti da una precisa esigenza: non marciare più sparpagliati, cogliere le possibilità di un momento e di un mezzo, per migliorare la qualità della didattica.
Il mezzo più antico del mondo per unirsi è partire da una riflessione comune. Si può “fare” di tutto, ma l’importante è farlo lungo un filo conduttore che indichi una strada. Certo gli interessi dei singoli editori possono anche divergere, e quelli del ricercatore non sono gli scopi di chi gestisce un’attività commerciale, ma uguale per tutti è il momento storico e culturale, ed è indubbio che questo particolare momento ci sta chiamando a delle decisioni. Decisioni complesse, articolate, globali: non è il mezzo in sé che conta, come ho già scritto, ma il perché questo potrebbe essere il momento giusto per un nuovo mezzo di diffusione del sapere. A questo “perché” nessuno può rispondere da solo: occorre articolare un dibattito, approfondire la ricerca sulla necessità di una didattica nuova, o anche solo concretizzare con mezzi più adeguati, oggi disponibili, vecchie idee che gesso, lavagna e libri a stampa rendevano velleitarie. La verticalità, per fare un esempio; o il diritto allo studio vero per tutti, a cominciare dai disabili; o la pluridisciplinarietà del sapere, cosa ancora più scabrosa.
Insomma, faccio una proposta: creiamo una rivista (roba leggera, di facile gestione, senza scadenze fisse), in cui raccogliere gli interventi di chi ci sta, evitando per una volta la volatilità del blog, l’inafferrabilità del singolo post “a tendina”, che troppo spesso lascia il tempo che trova. Fissiamo le nostre riflessioni su un supporto condiviso ma consistente, che renda testimonianza di un percorso, dei punti fermi che si potrebbero raggiungere, della pensosità di ciascuno. Che fissi dei punti di partenza e/o dei punti di non ritorno, al di là sotto dei quali non si debba più scendere, per non ricominciare ogni anno a parlare di quello di cui avevamo già parlato l’anno prima.
Che ne dite?

May
24

2 giorni a Fosdinovo

postato da Maurizio Chatel in Didattica, Testi digitali

Lo SchoolBookCamp di Fosdinovo è finito. In due giorni editori, ricercatori, blogger e docenti si sono incontrati per cercare un’intesa operativa che riesca a fendere le nebbie (o i polveroni) che pesano sul futuro del libro di testo. Due giorni deliziosi e intensi, tra la foce del Magra e le Alpi Apuane, nella cornice rinascimentale del castello dei Malaspina. Nel salutare tutti gli amici con cui ho condiviso questo piacevole impegno (Mario Guaraldi e Noa Carpignano in particolare), mi permetto di proporre una prima rapida sintesi di quanto è emerso dal brainstorming collettivo, in funzione di una semplice raccolta di idee da cui ripartire per la costruzione di nuovi percorsi di ricerca.
Che il problema non sia l’editoria digitale in sé (ormai un dato di fatto che aspetta solo più la conferma del mercato per decollare) ma il testo scolastico, ci costringe ad allungare di molto il cammino della riflessione, facendo tappa prima di tutto sul concetto di apprendimento. Per questo molti interventi hanno ribadito che il problema non è immaginare a priori un nuovo mezzo, ma chiedersi il fine per cui è necessario crearlo, fine evidentemente formativo ed educativo. Ragion per cui è necessario spostare l’area semantica della riflessione dall’oggetto e-book al mezzo complessivo di cui esso è una piccola parte: la rete. La rete è un fenomeno sociale e culturale (sempre più antropologico in senso lato) da “governare”. Attenzione: non intendo dire che c’è bisogno di un potere che la regoli; intendo dire che ciascuno di noi deve costruirsi una strategia per l’uso, prendersi carico di delimitare il territorio in funzione dei propri scopi. E infatti mi pare che fossimo tutti d’accordo nel sostenere che la “nuova” didattica non può limitarsi ad aprirsi alla rete come ad un immenso archivio di dati capaci di sostituire i manuali scolastici, ma che occorre sempre tenere fissa l’esigenza di un progetto che sia finalizzato alla formazione, e quindi di un progetto che sia scientificamente garantito nelle sue possibilità formative. In tal senso la figura dell’editore, in quanto mediatore tra ricerca e produzione, è del tutto indispensabile. Inoltre, sempre rimanendo nella sfera del mezzo (della rete), è emerso con molta chiarezza che la “didattica digitale” non è la didattica che si avvale dei mezzi digitali, ma è una didattica che abita i mezzi di comunicazione digitale, così come la didattica analogica abita/ava i mezzi di comunicazione a stampa. Non si tratta perciò di inventare un modo nuovo di scrivere i testi, ma di assorbire, da un punto di vista formativo, l’evoluzione socializzatrice del WEB 2.0.
Cos’è allora l’e-book, in quest’ottica globale? È innanzi tutto un progetto didattico. Quindi un laboratorio aperto in cui convergono le forze della ricerca scientifica, dell’esperienza didattica che media il discorso scientifico verso la fruizione scolastica, della fruizione consapevole che interagisce in feedback con la produzione, per modificare gli indirizzi astratti della ricerca verso le esigenze concrete e attuali dell’apprendimento. E quindi: interattività, ipertestualità creativa (rompere le barriere disciplinari), concettualizzazione del sapere (dal generale al particolare), multimedialità. Ma tutti questi elementi, come sanno coloro che hanno partecipato al barcamp, sono stati appena accennati.
I lavori sono dunque all’inizio. Con una consapevolezza condivisa: che non c’è nessuna certezza di dove andranno e di quando finiranno. Ci siamo lasciati con la promessa di collaborare in una ricerca che rimetta in gioco anche le nostre professionalità, verso un futuro che dipende molto anche da noi.
Grazie a tutti e arrivederci al prossimo raduno.

Feb
18

Il parricidio rituale

postato da Maurizio Chatel in Didattica, Testi digitali

gutenberg

«Per le prime tra classi della scuola primaria, le istituzioni scolastiche valuteranno l’opportunità e la praticabilità della progressiva introduzione dei libri di testo in versione on line o mista. A tale proposito, è opportuno considerare che – come sottolineano autorevoli studi – il rapporto con la realtà e l’approccio alla conoscenza dei cosiddetti “nativi digitali”, ovvero i nostri piccoli e grandi studenti, sono ormai significativamente diversi da quelli dei “figli di Gutenberg”. È questo un dato di novità assoluta difficilmente ignorabile e con il quale la scuola e i processi di insegnamento/apprendimento che in essa si attuano dovranno progressivamente misurarsi»

[Dalla circolare n. 16 del 10 febbraio del Ministero dell’istruzione sull’adozione dei libri di testo per l’anno scolastico 2009/2010]

I nipotini di Gutenberg hanno fatto quello che i suoi figli non osarono: l’orda dei “nativi digitali” ha messo in scena il sacrificio rituale che segna, nell’inconscio collettivo, il passaggio dall’infanzia alla maturità. Col nonnicidio di Gutenberg sorge dunque l’epoca dei manuali scolastici digitali. Si tratta ora di vedere come prenderà la cosa il matriarcato imperante nella nostra scuola di ogni ordine e (de)grado.
Scherziaparte, i tempi sono maturi per una simile avventura culturale? O non si ripete, sempre più ingigantito, il copione ormai radicato della “forbice generazionale”, per cui quello che agli occhi dell’educatore pare essere un evento di sconvolgente novità, per i ragazzini è già roba da museo? Forse c’è un po’ di verità in tutti e due i corni del problema.
Ma le sorprese non sono finite. La stupefacente metafora psico-antropologica dei nostri dirigenti ministeriali è solo la punta dell’iceberg che ha preso a vagabondare minaccioso per la morta gora scolastica. Cari colleghi insegnanti: avete mai sentito parlare di testi digitali? E se sì, ne avete mai visto uno adatto alla didattica? Cari editori: voi forse speravate che l’articolo 15 della legge finanziaria 2008 fosse uno scherzo… e invece no! E adesso?! Cari studenti: voi pensavate che Internet fosse l’albero della cuccagna da cui scaricare a man bassa ogni genere di trastullo; adesso ci troverete pure i libri di scuola, e per di più a pagamento! Insomma, ce n’è per tutti in quanto a sorpresa e sgomento. Chi insegnerà ai docenti qual è la specificità di un testo digitale, oltre al suo essere una cosa chiamata file PDF che bisognerà fare la fatica di andarsi a scaricare e fotocopiare? Che cosa metteranno in scena le “quattro sorelle” dell’editoria scolastica nazionale per rispondere al dettato ministeriale, oltre che aprire un sito da cui scaricare la semplice versione digitale di quello che hanno già in magazzino? A pensarci bene, gli unici a guadagnarci qualcosa saranno proprio gli studenti, che potranno giustificare le ore passate a chattare on line con la scusa che stanno… studiando.
Non è il caso di fare del sarcasmo. Se la rivoluzione informatica non ha inciso particolarmente a fondo nel percorso formativo della scuola italiana, sarebbe forse opportuno non sprecare un’ulteriore occasione: in ultima analisi, si tratta di una “riforma” relativamente poco costosa, che può tranquillamente avvalersi degli strumenti attualmente esistenti in ogni istituto (con qualche leggero potenziamento), e che potrebbe rivelarsi davvero un passo avanti nella razionalizzazione delle risorse economiche, soprattutto per le famiglie. Se questo verrà compreso senza mistificazioni e strumentalizzazioni, allora tutta l’energia creativa che oggi langue dietro le cattedre potrebbe trovare un nuovo vero canale di espressione, trasformando in opportunità un’”alzata d’ingegno” tanto inattesa quanto provvidenziale. Perché, per dirla tutta, la vera novità non è il canale, ma il messaggio, o meglio: il codice. Libro digitale vuol dire scrivere in modo diverso, comunicare in modo diverso, studiare in modo diverso. Quando questo diverrà chiaro, qualcuno perderà davvero il sonno, ma molti ritroveranno il piacere di risvegliarsi.

  Maurizio Chatel

Maurizio Chatel è il responsabile dell’area umanistica della BBN, curatore di collana e autore di testi di storia e filosofia. Insegna al liceo, ma non è per questo che è stanco, anzi... la depressione lo afferra quando cominciano a volteggiare per i corridoi della scuola i rappresentanti delle “grandi” case editrici. Per questo motivo ha raccolto la sfida di Noa Carpignano, facendosi carico di una missione impossibile. Nei momenti liberi rilascia interviste e va in cerca di grane.
Malgrado tutti questi difetti, ai suoi allievi piace così com’è.