<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Insegnare stanca... &#187; Testi digitali</title>
	<atom:link href="http://chatel.bibienne.net/category/testi-digitali/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://chatel.bibienne.net</link>
	<description>Just another BBN MultiBlogs weblog</description>
	<lastBuildDate>Sun, 13 Nov 2011 11:46:07 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>A cosa “servono” i testi liquidi?</title>
		<link>http://chatel.bibienne.net/2011/11/13/a-cosa-%e2%80%9cservono%e2%80%9d-i-testi-liquidi/</link>
		<comments>http://chatel.bibienne.net/2011/11/13/a-cosa-%e2%80%9cservono%e2%80%9d-i-testi-liquidi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 11:46:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Chatel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Testi digitali]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[mappa concettuale]]></category>
		<category><![CDATA[testi liquidi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://chatel.bibienne.net/?p=115</guid>
		<description><![CDATA[A scuola si va per apprendere e/o per comprendere? A quali diverse esperienze rimandano il “cum”-prendo e l’”ad”-prendo? Il “prendo-con” e il “prendo-da”? L’uso strumentale  del “prendere” si differenzia a seconda della situazione? Forse il “con” del comprendo indica un prendere-con-sé più intimo e intenso dell’appropriarsi puro e semplice di qualcosa. Implica un vissuto, contrapposto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A scuola si va per <em>apprendere</em> e/o per <em>comprendere</em>?</p>
<p>A quali <em>diverse esperienze</em> rimandano il “cum”-prendo e l’”ad”-prendo? Il “prendo-con” e il “prendo-da”? L’uso <em>strumentale </em> del “prendere” si differenzia a seconda della situazione? Forse il “con” del <em>comprendo</em> indica un <em>prendere-con-sé</em> più intimo e intenso dell’appropriarsi puro e semplice di qualcosa. Implica un <em>vissuto,</em> contrapposto all’operazione meccanica dell’<em>utilizzazione</em>. L’<em>apprendimento</em> richiama alla catena logica del se-allora, ma la comprensione non ci chiede forse di <em>saltare qualsiasi logica</em> per un più completo fare proprio? La logica richiede sempre la <em>semplificazione</em> dei procedimenti, il predominio dell’intelletto sulle altre facoltà; la comprensione vuole (si dice) il <em>concorso</em> di ogni facoltà.</p>
<p>È un dato di fatto che da <a href="http://www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=Dilthey.html">Dilthey</a> la <em>comprensione</em> ha assunto un valore filosoficamente <em>altro</em>, inglobando nella propria area semantica orizzonti di significato del tutto peculiari: la <em>comprensione</em> è, in quanto tale, sempre <strong>comprensione di un mondo</strong>. Ma che cosa questo significhi non è un problema da poco. È forse più facile partire da quest’altra considerazione: c’è differenza tra “spiegare” una poesia e “spiegare” una procedura di calcolo matematico? Ma forse “spiegare” non è proprio il verbo migliore, parlando di poesia. E perché? Forse perché una poesia o la si <em>comprende</em> o non è più niente. Ma, appunto, comprendere una poesia non è lo stesso che apprenderla. Si può spiegare qualcosa che dev’essere appreso, ma per far comprendere qualcosa la spiegazione non basta più: occorre altro. Che cosa?</p>
<p>La spiegazione è una linea che da A va a B. C’è qualcuno che ha la competenza per assemblare un ragionamento utile a dimostrare che “qualcosa funziona così”, e c’è un altro che ha l’intelligenza per capire ciò che gli viene detto. Che cosa è in gioco tra A e B? Innanzitutto un <em>codice</em>, ovviamente linguistico (anche la matematica è un linguaggio), e una serie di procedure logiche (o regole) che devono essere applicate correttamente. Sotto questo aspetto, non è necessario che A e B siano esseri umani. Possiamo immaginare la seguente tabella:</p>
<p>Au (dove u sta per <em>umano</em>) →   Bm (dove m sta per macchina)<br />
Am   →     Bm<br />
Am  →      Bu<br />
Au    →     Bu</p>
<p>Nell’ambito delle procedure di spiegazione, tutti e 4 i casi sono possibili.</p>
<p>La comprensione invece può essere illustrata da una mappa:</p>
<p><a href="http://chatel.bibienne.net/files/2011/11/Vicino-Oriente-e-Antico-Egeo-fine.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-116" src="http://chatel.bibienne.net/files/2011/11/Vicino-Oriente-e-Antico-Egeo-fine-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Ora: chi decide le connessioni tra i nodi? In base a quale “codice” si legge una mappa? A può avere steso la mappa secondo un proprio ragionamento, ma questo ragionamento non può essere così stringente da costringere B a leggerla nello stesso modo. È ovvio che B può “inventare” nuove connessioni tra i nodi di questa mappa. Saranno tutti giusti? Può darsi di no; ma chi stabilisce il criterio di verità? A o B?<br />
E ancora: da cosa sono composti i nodi della mappa? Possono essere quantità o eventi o testi (qualunque cosa si intenda per <em>testo</em>). In ogni caso, il significato di queste quantità o di questi eventi e testi <strong>dipende strettamente dall’ambito di senso che la mappa ricopre</strong>. 1500 non indica niente, preso di per sé: ma in una mappa storica sta per una data e in una proiezione economica sta per una certa quantità di denaro. Così dicasi per “caduta del governo Berlusconi”: letto da “sinistra” ha un senso, da “destra” ne ha un altro.  Ma cosa significano “destra” e “sinistra”; e non può darsi un senso “neutro”? Ma chiunque a questo punto capisce che le risposte non possono più arrivarci per via di una spiegazione. Siamo entrati nel campo delle interpretazioni, delle opinioni, delle idee. Cioè nel campo delle <em>scienze dello spirito</em> (Dilthey, appunto).</p>
<p>Per concludere: <em>apprendimento</em> e <em>comprensione</em> sono cose diverse, ma non è detto che una delle due debba prevalere sull’altra. E non solo: non è neppure detto che una delle due sia più utile dell’altra. Per l’una cosa esistono strumenti che per l’altra non funzionano. Quello che la scuola ci ha finora proposto era un unico tipo di strumento per entrambe le cose; oggi potrebbe essere diverso. Ma abbiamo insegnanti in grado di capirlo?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://chatel.bibienne.net/2011/11/13/a-cosa-%e2%80%9cservono%e2%80%9d-i-testi-liquidi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’insegnante liquido</title>
		<link>http://chatel.bibienne.net/2010/11/27/l%e2%80%99insegnante-liquido/</link>
		<comments>http://chatel.bibienne.net/2010/11/27/l%e2%80%99insegnante-liquido/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Nov 2010 09:45:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Chatel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Testi digitali]]></category>
		<category><![CDATA[mappa concettuale]]></category>
		<category><![CDATA[testi liquidi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://chatel.bibienne.net/?p=102</guid>
		<description><![CDATA[I testi liquidi sono “cose” e quindi fatti. Essi appartengono al mondo del possibile, e di essi si può parlare. Ma cosa dire di un insegnamento liquefatto? Che cosa diventa la lezione nel contesto mediatico-comunicativo di una digitalizzazione ipertestuale del libro scolastico? Immaginiamo un manuale di storia decostruito per la fruizione on-line. Sostanzialmente, avremo un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I <a href="http://chatel.bibienne.net/2010/09/15/ebookfest-a-fosdinovo-lo-schoolbookcamp/" target="_blank">testi liquidi</a> sono “cose” e quindi fatti. Essi appartengono al mondo del possibile, e di essi si può parlare. Ma cosa dire di un insegnamento liquefatto? Che cosa diventa la lezione nel contesto mediatico-comunicativo di una digitalizzazione ipertestuale del libro scolastico? <strong>Immaginiamo un manuale di storia decostruito per la fruizione on-line</strong>. Sostanzialmente, avremo un oggetto non molto diverso da quanto prodotto per gli <a href="http://ebookfest2010.bibienne.net/" target="_blank">Atti dell’ebookfest</a>, qualcosa che assomiglia molto al “post” di un blog: una pagina-video di tipo testuale, zeppa di collegamenti ad altre pagine, il cui contenuto definisce in modo preciso un paragrafo di argomento storico, con un suo senso compiuto. <strong>Potremmo paragonare questa pagina a una mappa concettuale</strong>. La pagina infatti definisce <em>ciò di cui la singola lezione vuole trattare</em>, entro limiti semantici ben definiti. In essa si accenna a tutto ciò che, di un certo argomento, si deve sapere a livello scolastico. Ma dire “si accenna” sollecita una domanda: si accenna <em>a che cosa</em>? Se questa pagina è una mappa indicativa, quali sono i contenuti a cui essa rimanda? La risposta riserva una sorpresa: <strong>i contenuti di un testo liquido non sono “nel testo”</strong>. Essi <em>si presentano</em> sotto forma di rimandi. Possono essere:</p>
<ul></ul>
<p><strong>Altre parti del medesimo testo</strong>. In questo caso occorre distinguere tra:</p>
<ul>
<li>Parti precedenti; e allora il testo liquido offre la possibilità di non perdere mai il filo del discorso tra il già detto e il non ancora detto, tra i presupposti o le competenze di base e le nuove conoscenze di livello più avanzato.</li>
<li>Parti successive; così che lo studente possa pre-vedere gli esiti di un fenomeno, divenire cosciente della sua importanza e del suo spessore culturale, consapevole della necessità di non trascurare ciò che a una prima lettura potrebbe apparire poco importante.</li>
<li>Livelli diversi di approfondimento, distillati attraverso un approccio graduale, distinto per gradi di difficoltà lessicale, per ampiezza di particolari e per quantità di saperi messi in gioco. Così il testo liquido offre, fin dal primo approccio, una doppia lettura: orizzontale, per livelli omogenei, che definiscano di grado in grado le competenze di base di una disciplina e via via quelle successive (dalle elementari all’università); verticale, un modo di lettura che permetta di ricostruire ad ogni livello di studio le conoscenze pregresse, mettendo a portata di mano gli strumenti di base per la ricomposizione del proprio sapere. •</li>
</ul>
<ol></ol>
<p><strong>Altri testi</strong>, non nel senso di una biblioteca di manuali della stessa materia, ma nel senso di una pluralità di <strong>strumenti</strong>: glossari, eserciziari di verifica, interi siti WEB da utilizzare come archivio dati, ecc.<br />
<strong>Altre discipline parallele</strong>, per cui ad una pagina possa corrispondere <em>un piano di lavoro interdisciplinare</em> completo e strettamente legato al contenuto in gioco in quel momento della lezione: dalla storia all’arte, alla musica, alla scienza e così via, attraverso concetti la cui area semantica “agganci” una molteplicità di contenuti disciplinari.<br />
<strong>Immagini e oggetti multimediali</strong>, of course.</p>
<ul></ul>
<p>Tutto questo semplicemente <em>navigando</em>, e quindi con un investimento tecnologico molto semplice, sia che si abbia a disposizione un laboratorio di informatica, sia che si possa usufruire di una LIM, o che si affidi agli studenti il compito di utilizzare il testo nello studio individuale. Nell’ultimo caso, statisticamente il più rilevante, la funzione dell’insegnante acquista di importanza, poiché egli è chiamato, nella lezione frontale – <strong>che può avvenire con la semplice pagina stampata del post messa a disposizione di tutta la classe</strong> – a fornire le indicazioni di metodo per navigare in modo sensato, per usufruire dei diversi link in modo razionalmente gerarchizzato, per anticipare in modo teorico ciò che gli studenti “troveranno” nella loro navigazione, così da predisporli ad un utilizzo pertinente dei materiali messi a loro disposizione dal testo. Il computer non è affatto uno strumento adatto esclusivamente all’autoapprendimento; esso dev’essere pensato dal docente all’interno di un piano di lavoro che vede nel lavoro in classe la fase formativa essenziale all’uso consapevole di una varietà di fonti e di canali di informazione, di volta in volta selezionati per ogni specifico obbiettivo. Il gruppo classe deve e può rimanere l’ambiente naturale per la formazione, ambiente all’interno del quale la funzione docente come facilitatore si affianca a quella classica dell’esperto in “progettazione” dei percorsi di apprendimento. Almeno, così la vedo io….</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://chatel.bibienne.net/2010/11/27/l%e2%80%99insegnante-liquido/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ebookfest a Fosdinovo. Lo SchoolBookCamp.</title>
		<link>http://chatel.bibienne.net/2010/09/15/ebookfest-a-fosdinovo-lo-schoolbookcamp/</link>
		<comments>http://chatel.bibienne.net/2010/09/15/ebookfest-a-fosdinovo-lo-schoolbookcamp/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 16:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Chatel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testi digitali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://chatel.bibienne.net/?p=90</guid>
		<description><![CDATA[Per il secondo anno consecutivo editori, blogger e insegnanti si sono riuniti a Fosdinovo, sotto l’insegna dell’Ebookfest fortemente voluto da Noa Carpignano in collaborazione con Mario Guaraldi e gli amici della Tecknos, per ragionare liberamente sul futuro dell’editoria scolastica e dei libri di testo digitali. Molte le facce note, molte anche le nuove, per una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per il secondo anno consecutivo editori, blogger e insegnanti si sono riuniti a Fosdinovo, sotto l’insegna dell’<a href="http://www.ebookfest.it/non-crederete-che-sia-finita-qui/" target="_blank">Ebookfest</a> fortemente voluto da Noa Carpignano in collaborazione con <a href="http://www.guaraldi.it/" target="_blank">Mario Guaraldi</a> e gli amici della <a href="http://www.tecknos.it/index2.htm" target="_blank">Tecknos</a>, per ragionare liberamente sul futuro dell’editoria scolastica e dei libri di testo digitali. Molte le facce note, molte anche le nuove, per una discussione che si è protratta complessivamente per più di tre ore, tra venerdì 10 e sabato 11 settembre.</p>
<p>La scommessa era quella di riprendere un filo sospeso nel maggio del 2009, e seguirlo nel suo sviluppo lungo le acque agitate di un anno scolastico per molti versi da dimenticare, ma che purtroppo è solo l’annuncio di più gravi disastri a venire. Filo che sembrava essersi spezzato a causa dei problemi ben più grandi che la scuola attraversa rispetto a quelli rappresentati dal caos delle adozioni, già di per sé di non poco conto. Ma se ciascuno degli intervenuti portava con sé un bagaglio di disincanto e scetticismo forzatamente legato al peso della realtà, la forza di immaginare e proporre è tornata nel sentirsi parte di una comunità animata da forti motivazioni. Questa almeno è la sensazione che personalmente ho tratto dal lungo e interessante dibattito.</p>
<p>Ci eravamo lasciati attorno al problema della forma da dare non tanto all’ebook di per sé, quanto alla rete intesa come spazio di comunicazione. Oggi il discorso non è cambiato, anche perché le acque sono ancora stagnanti, non solo per colpa delle istituzioni, ma soprattutto degli editori in quanto “agenzie di formazione”. Sì, avete letto bene: gli editori scolastici non sono meno responsabili degli insegnanti nelle scelte di contenuto e di metodo. Questa è un’idea ormai condivisa fra gli addetti ai lavori, che tuttavia stenta a farsi strada per le incertezze diffuse e per la prevenzione della maggior parte degli insegnanti che vedono, con molte ragioni, l’editoria scolastica come pura lobby di mercato. Occorre dunque operare, e a Fosdinovo ce lo siamo ripetuti fino all’esaurimento, non tanto in direzione di un perfezionamento tecnico, quanto in quella di un allargamento della base aziendale verso competenze di ampio respiro, che coinvolgano come soggetti attivi, accanto ai redattori, esperti in comunicazione, formatori e autori.</p>
<p>Il “testo liquido”, questo è il problema. Che cosa si intende con il nuovo lemma? Una piattaforma WEB in cui reperire accanto ai testi, scompaginati però nelle forme più creative e accessibili, punti di aggregazione e di discussione che uniscano, in un “social network” di alto profilo, tutti coloro che a qualsiasi titolo operano nel settore didattico. Creazione di percorsi didattici per mezzo dell’ibridazione del testo in unità di apprendimento funzionali al livello di competenze e al tipo di linguaggio più utile (testualità, immagini, sonoro, archivio dati); blog dell’autore per l’aggiornamento dei contenuti in “beta”, aperto alla collaborazione degli utenti e degli specialisti in vista di un costante allargamento del concetto di autorialità; forum di discussione disciplinari come luoghi di incontro e di conoscenza tra tutti coloro che usano la piattaforma a vario titolo, e altro ancora.</p>
<p>Ma su tutto questo incombe un convitato di pietra: l’insegnante così come oggi si configura. È un fatto che il docente “medio” non conosce la rete. Il social network rappresenta per lei/lui un luogo di aggregazione e di trasgressione giovanile in cui è sconveniente mettere la faccia, e le tecnologie digitali – per quanto accessibili oggi siano – una competenza accessoria poco adatta alle esigenze concrete del lavoro scolastico. Che la rete web sia, come sostiene con ricchezza di argomentazioni <a href="http://semioblog.blogspot.com/2010/03/bill-of-rights-in-cyberspace.html" target="_blank">Giorgio Jannis</a>, un <em>ambiente da abitare</em>, non sfiora nemmeno i pensieri della maggior parte dei nostri colleghi di scuola. La situazione appare dunque essere questa: nella catena della comunicazione, tra il mittente, ormai ampiamente attrezzato sul piano teorico, e il destinatario, che per quanto disorientato è pur sempre in attesa che qualcosa avvenga, si situa l’anello debole del canale, non inteso come hardware ma come ponte di comunicazione. Occorre cioè, prima o accanto alla fornitura dei testi, un percorso di formazione degli insegnanti al mondo della rete nella sua versione 2.0. Ed è questo lo spazio “educativo” che l’editore ha oggi il compito di occupare. Esso deve radicarsi nella rete non intendendola più semplicemente come la nuova rotativa del XXI secolo, cioè come il mezzo tecnico per la produzione di nuovi materiali didattici, ma come <em>ambiente globale</em>.</p>
<p>Su questi argomenti il dibattito si è dunque protratto per tutti i lavori dello SchoolBookCamp, attraversando le tematiche connesse della classe come ambiente da ristrutturare (la classe si dissolve? L’ambiente virtuale disaggrega quello reale?), del concetto di <em>scienza</em> come <em>esperienza,</em> oggi che il laboratorio virtuale può sopperire alle carenze strutturali dell’ambiente scolastico, soprattutto nelle classi della scuola dell’obbligo, e soprattutto del principio di <em>flessibilità</em> che deve caratterizzare il testo digitale che voglia essere una vera alternativa efficace ed efficiente al manuale cartaceo.</p>
<p>Questa è naturalmente solo una sintesi, non una verbalizzazione di tutto quello che è stato detto. Ma questo è soprattutto un blog, il luogo cioè deputato alla discussione e allo scambio delle idee. Invito dunque tutti gli amici che mi hanno accompagnato nei tre giorni dell’EbookFest a farsi vivi per arricchire i contenuti di questo “foglio d’album” in modo che il discorso non si spenga, o anche solo non si sospenda in attesa di una nuova occasione per rivedersi. In fondo siamo tutti nella stessa … rete.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://chatel.bibienne.net/2010/09/15/ebookfest-a-fosdinovo-lo-schoolbookcamp/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ambienti d’apprendimento</title>
		<link>http://chatel.bibienne.net/2009/07/24/ambienti-d%e2%80%99apprendimento/</link>
		<comments>http://chatel.bibienne.net/2009/07/24/ambienti-d%e2%80%99apprendimento/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 20:03:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Chatel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testi digitali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://chatel.bibienne.net/?p=77</guid>
		<description><![CDATA[Se e-book è ormai un termine screditato, è per l’immobilità che sempre i fatti hanno rispetto alle idee. Il WEB è un formidabile acceleratore di particelle: ognuno mette il suo fotone in rete, e la rete cattura tutte le particelle creando una risonanza energetica che ha un valore di grandezza incommensurabile rispetto al singolo contributo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se e-book è ormai un termine screditato, è per l’immobilità che sempre i fatti hanno rispetto alle idee. Il WEB è un formidabile acceleratore di particelle: ognuno mette il suo fotone in rete, e la rete cattura tutte le particelle creando una risonanza energetica che ha un valore di grandezza incommensurabile rispetto al singolo contributo. È inutile quindi affezionarsi alle proprie fatiche intellettuali, poiché queste hanno la durata di un battito di ciglia nel perenne flusso della cibersfera.<br />
In questo stato di cose, più che creare oggetti conviene quindi creare ambienti, ovvero piccoli acceleratori di idee capaci di generare flussi continui di energia creativa a partire da una piccola quantità di materia originaria. Se il WEB è l’Anello degli anelli (il CERN delle idee), occorre moltiplicare in piccolo lo stesso principio fisico-creativo, affinché il proprio lavoro non si disperda e non venga snaturato dalla forza schiacciante del “signore degli anelli”.<br />
Creare un ambiente è possibile attraverso un processo sommativo di risorse e di esperienze. Innanzitutto occorre un luogo d’incontro (virtuale), che funga da Ingresso principale attraverso cui i singoli operatori si dispongano in relazione reciproca: il FORUM offre un primo livello di socializzazione, quello delle presentazioni e degli incontri estemporanei per il continuo riallacciamento dei contatti. I Servizi devono essere garantiti per la sopravvivenza fisica dell’esercizio: accessibilità controllata, rifornimento costante di risorse tecniche sempre aggiornate, smaltimento dei rifiuti, il tutto grazie a un preciso coordinamento delle competenze, anche se non è escluso che la corvée sia garantita da un democratico principio di rotazione. Le stanze devono essere funzionali e non in numero eccessivo; innanzi tutto lo Studio, dove hanno luogo i processi di assemblaggio dei materiali; poi Biblioteca e Archivio, la prima costituita da un semplice accesso alla rete generale, il secondo come ambiente protetto di conservazione dei dati sensibili. È superfluo aggiungere che in un tale ambiente manca la Camera da letto: chi non si trattiene può frequentare in assoluto incognito i bordelli dei dintorni.<br />
I materiali provengono dall’umile lavoro del singolo, briciole di idee che l’Ambiente metabolizza immediatamente trasformandole e depurandole; ma a questo processo di metabolizzazione comunque il singolo è chiamato a partecipare, e può seguire, anche se a malincuore, il percorso di trasformazione del proprio contributo verso il suo esito finale, che è comunque sempre un’altra cosa, pur conservando tracce dei componenti originali. L’Ambiente è infatti ancora troppo piccolo per poter alterare in modo profondo la qualità dei singoli contributi, ma tuttavia già abbastanza potente da generare un prodotto capace di resistere alla forza di attrazione disgregatrice del WEB almeno per qualche mese. Entro tale lasso di tempo, l’Ambiente dev’essere in grado di sottrarre i propri prodotti alla forza di gravità del grande Anello rinnovandoli e riadattandoli, in un ciclo produttivo di cui nessuno può prevedere la fine.<br />
Il progresso tecnologico sta trasformando l’umanità in un formicaio, che forse è un habitat migliore della giungla in cui tuttora ci dibattiamo. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://chatel.bibienne.net/2009/07/24/ambienti-d%e2%80%99apprendimento/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A cosa serve riflettere.</title>
		<link>http://chatel.bibienne.net/2009/05/27/a-cosa-serve-riflettere/</link>
		<comments>http://chatel.bibienne.net/2009/05/27/a-cosa-serve-riflettere/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 May 2009 20:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Chatel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testi digitali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://chatel.bibienne.net/?p=60</guid>
		<description><![CDATA[Ancora sul BarCamp di Fosdinovo. Ci siamo lasciati, sabato 23 maggio, con un passa parola essenziale e sintetico: facciamo quadrato! Dopo due mezze giornate di intense discussioni attorno al futuro del testo digitale, dire di più sarebbe stato arduo. Siamo ancora tutti qui che stiamo meditando su quanto è stato detto, e tirare la fila [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora sul <a href="http://barcamp.org/SchoolBookcamp">BarCamp di Fosdinovo</a>.<br />
Ci siamo lasciati, sabato 23 maggio, con un passa parola essenziale e sintetico: facciamo quadrato!<br />
Dopo due mezze giornate di intense discussioni attorno al futuro del testo digitale, dire di più sarebbe stato arduo. Siamo ancora tutti qui che stiamo meditando su quanto è stato detto, e tirare la fila di un BarCamp non è gioco da ragazzi.<br />
Ma quell’appello non va gettato al vento. Alcuni dei convenuti a Fosdinovo sono già – nel loro piccolo – degli “addetti ai lavori”; la maggior parte “abita” – come si suol dire oggi – la rete con ruoli diversi, più di stampo critico e osservativo; altri ancora facevano da quinta colonna dei grandi editori, una quinta colonna dai modi tuttavia franchi e cortesi. Tutti comunque si sono sentiti uniti da una precisa esigenza: non marciare più sparpagliati, cogliere le possibilità di un momento e di un mezzo, per migliorare la qualità della didattica.<br />
Il mezzo più antico del mondo per unirsi è partire da una riflessione comune. Si può “fare” di tutto, ma l’importante è farlo lungo un filo conduttore che indichi una strada. Certo gli interessi dei singoli editori possono anche divergere, e quelli del ricercatore non sono gli scopi di chi gestisce un’attività commerciale, ma uguale per tutti è il momento storico e culturale, ed è indubbio che <strong>questo </strong>particolare momento ci sta chiamando a delle decisioni. Decisioni complesse, articolate, globali: non è il mezzo in sé che conta, <a href="http://chatel.bibienne.net/2009/05/24/2-giorni-a-fosdinovo/">come ho già scritto</a>, ma <strong>il perché</strong> questo potrebbe essere il momento giusto per un nuovo mezzo di diffusione del sapere. A questo “perché” nessuno può rispondere da solo: occorre articolare un dibattito, approfondire la ricerca sulla necessità di una didattica nuova, o anche solo concretizzare con mezzi più adeguati, oggi disponibili, vecchie idee che gesso, lavagna e libri a stampa rendevano velleitarie. La <strong>verticalità</strong>, per fare un esempio; o il <strong>diritto allo studio</strong> vero per tutti, a cominciare dai disabili; o la <strong>pluridisciplinarietà </strong>del sapere, cosa ancora più scabrosa.<br />
Insomma, faccio una proposta: <strong>creiamo una rivista</strong> (roba leggera, di facile gestione, senza scadenze fisse), in cui raccogliere gli interventi di chi ci sta, evitando per una volta la volatilità del blog, l’inafferrabilità del singolo post “a tendina”, che troppo spesso lascia il tempo che trova. Fissiamo le nostre riflessioni su un supporto condiviso ma consistente, che renda testimonianza di un percorso, dei punti fermi che si potrebbero raggiungere, della pensosità di ciascuno. Che fissi dei punti di partenza e/o dei punti di non ritorno, al di là sotto dei quali non si debba più scendere, per non ricominciare ogni anno a parlare di quello di cui avevamo già  parlato l’anno prima.<br />
Che ne dite?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://chatel.bibienne.net/2009/05/27/a-cosa-serve-riflettere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>2 giorni a Fosdinovo</title>
		<link>http://chatel.bibienne.net/2009/05/24/2-giorni-a-fosdinovo/</link>
		<comments>http://chatel.bibienne.net/2009/05/24/2-giorni-a-fosdinovo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 May 2009 10:49:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Chatel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Testi digitali]]></category>
		<category><![CDATA[BBN]]></category>
		<category><![CDATA[editoria digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Guaraldi]]></category>
		<category><![CDATA[schoolbookcamp]]></category>
		<category><![CDATA[testi didattici]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://chatel.bibienne.net/?p=56</guid>
		<description><![CDATA[Lo SchoolBookCamp di Fosdinovo è finito. In due giorni editori, ricercatori, blogger e docenti si sono incontrati per cercare un’intesa operativa che riesca a fendere le nebbie (o i polveroni) che pesano sul futuro del libro di testo. Due giorni deliziosi e intensi, tra la foce del Magra e le Alpi Apuane, nella cornice rinascimentale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo <a href="http://barcamp.org/SchoolBookcamp">SchoolBookCamp di Fosdinovo</a> è finito. In due giorni editori, ricercatori, blogger e docenti si sono incontrati per cercare un’intesa operativa che riesca a fendere le nebbie (o i polveroni) che pesano sul futuro del libro di testo. Due giorni deliziosi e intensi, tra la foce del Magra e le Alpi Apuane, nella cornice rinascimentale del castello dei Malaspina. Nel salutare tutti gli amici con cui ho condiviso questo piacevole impegno (Mario Guaraldi e Noa Carpignano in particolare), mi permetto di proporre una prima rapida sintesi di quanto è emerso dal brainstorming collettivo, in funzione di una semplice raccolta di idee da cui ripartire per la costruzione di nuovi percorsi di ricerca.<br />
Che il problema non sia l’editoria digitale in sé (ormai un dato di fatto che aspetta solo più la conferma del mercato per decollare) ma il testo scolastico, ci costringe ad allungare di molto il cammino della riflessione, facendo tappa prima di tutto sul concetto di apprendimento. Per questo molti interventi hanno ribadito che il problema non è immaginare a priori un nuovo mezzo, ma chiedersi il fine per cui è necessario crearlo, fine evidentemente formativo ed educativo. Ragion per cui  è necessario spostare l’area semantica della riflessione dall’oggetto e-book al mezzo complessivo di cui esso è una piccola parte: la rete. La rete è un fenomeno sociale e culturale (sempre più antropologico in senso lato) da “governare”. Attenzione: non intendo dire che c’è bisogno di un potere che la regoli; intendo dire che ciascuno di noi deve costruirsi una strategia per l’uso, prendersi carico di delimitare il territorio in funzione dei propri scopi. E infatti mi pare che fossimo tutti d’accordo nel sostenere che la “nuova” didattica non può limitarsi ad aprirsi alla rete come ad un immenso archivio di dati capaci di sostituire i manuali scolastici, ma che occorre sempre tenere fissa l’esigenza di un progetto che sia finalizzato alla formazione, e quindi di un progetto che sia scientificamente garantito nelle sue possibilità formative. In tal senso la figura dell’editore, in quanto mediatore tra ricerca e produzione, è del tutto indispensabile. Inoltre, sempre rimanendo nella sfera del mezzo (della rete), è emerso con molta chiarezza che la “didattica digitale” non è la didattica che si avvale dei mezzi digitali, ma è una didattica che abita i mezzi di comunicazione digitale, così come la didattica analogica abita/ava i mezzi di comunicazione a stampa. Non si tratta perciò di inventare un modo nuovo di scrivere i testi, ma di assorbire, da un punto di vista formativo, l’evoluzione socializzatrice del WEB 2.0.<br />
Cos’è allora l’e-book, in quest’ottica globale? È innanzi tutto un progetto didattico. Quindi un laboratorio aperto in cui convergono le forze della ricerca scientifica, dell’esperienza didattica che media il discorso scientifico verso la fruizione scolastica, della fruizione consapevole che interagisce in feedback con la produzione, per modificare gli indirizzi astratti della ricerca verso le esigenze concrete e attuali dell’apprendimento. E quindi: interattività, ipertestualità creativa (rompere le barriere disciplinari), concettualizzazione del sapere (dal generale al particolare), multimedialità. Ma tutti questi elementi, come sanno coloro che hanno partecipato al barcamp, sono stati appena accennati.<br />
I lavori sono dunque all’inizio. Con una consapevolezza condivisa: che non c’è nessuna certezza di dove andranno e di quando finiranno. Ci siamo lasciati con la promessa di collaborare in una ricerca che rimetta in gioco anche le nostre professionalità, verso un futuro che dipende molto anche da noi.<br />
Grazie a tutti e arrivederci al prossimo raduno. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://chatel.bibienne.net/2009/05/24/2-giorni-a-fosdinovo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il parricidio rituale</title>
		<link>http://chatel.bibienne.net/2009/02/18/il-parricidio-rituale/</link>
		<comments>http://chatel.bibienne.net/2009/02/18/il-parricidio-rituale/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 20:19:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Chatel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Testi digitali]]></category>
		<category><![CDATA[circolare]]></category>
		<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[ministro]]></category>
		<category><![CDATA[testi scolastici]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://chatel.bibienne.net/?p=13</guid>
		<description><![CDATA[«Per le prime tra classi della scuola primaria, le istituzioni scolastiche valuteranno l’opportunità e la praticabilità della progressiva introduzione dei libri di testo in versione on line o mista. A tale proposito, è opportuno considerare che – come sottolineano autorevoli studi – il rapporto con la realtà e l’approccio alla conoscenza dei cosiddetti “nativi digitali”, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-16" src="http://chatel.bibienne.net/files/2009/02/gutenberg.jpg" alt="gutenberg" width="240" height="316" /></p>
<blockquote><p>«Per le prime tra classi della scuola primaria, le istituzioni scolastiche valuteranno l’opportunità e la praticabilità della progressiva introduzione dei libri di testo in versione on line o mista. A tale proposito, è opportuno considerare che – come sottolineano autorevoli studi – il rapporto con la realtà e l’approccio alla conoscenza dei cosiddetti “nativi digitali”, ovvero i nostri piccoli e grandi studenti, sono ormai significativamente diversi da quelli dei “figli di Gutenberg”. È questo un dato di novità assoluta difficilmente ignorabile e con il quale la scuola e i processi di insegnamento/apprendimento che in essa si attuano dovranno progressivamente misurarsi»</p></blockquote>
<p>[Dalla circolare n. 16 del 10 febbraio del Ministero dell’istruzione sull’adozione dei libri di testo per l’anno scolastico 2009/2010]</p>
<p>I nipotini di Gutenberg hanno fatto quello che i suoi figli non osarono: l’orda dei “nativi digitali” ha messo in scena il sacrificio rituale che segna, nell’inconscio collettivo, il passaggio dall’infanzia alla maturità. Col <em>nonnicidio</em> di Gutenberg sorge dunque l’epoca dei <em>manuali scolastici digitali</em>. Si tratta ora di vedere come prenderà la cosa il matriarcato imperante nella nostra scuola di ogni ordine e (de)grado.<br />
Scherziaparte, i tempi sono maturi per una simile avventura culturale? O non si ripete, sempre più ingigantito, il copione ormai radicato della “forbice generazionale”, per cui quello che agli occhi dell’educatore pare essere un evento di sconvolgente novità, per i ragazzini è già roba da museo? Forse c’è un po’ di verità in tutti e due i corni del problema.<br />
Ma le sorprese non sono finite. La stupefacente metafora psico-antropologica dei nostri dirigenti ministeriali è solo la punta dell’iceberg che ha preso a vagabondare minaccioso per la morta gora scolastica. Cari colleghi insegnanti: avete mai sentito parlare di <em>testi digitali</em>? E se sì, ne avete mai visto uno <strong><em>adatto alla didattica</em></strong>? Cari editori: voi forse speravate che l’articolo 15 della legge finanziaria 2008 fosse uno scherzo… e invece no! E adesso?! Cari studenti: voi pensavate che Internet fosse l’albero della cuccagna da cui scaricare a man bassa ogni genere di trastullo; adesso ci troverete pure i libri di scuola, e per di più a pagamento!  Insomma, ce n’è per tutti in quanto a sorpresa e sgomento. Chi insegnerà ai docenti qual è la specificità di un <em>testo digitale</em>, oltre al suo essere una cosa chiamata <em>file PDF</em> che bisognerà fare la fatica di andarsi a scaricare e fotocopiare? Che cosa metteranno in scena le “quattro sorelle” dell’editoria scolastica nazionale per rispondere al dettato ministeriale, oltre che aprire un  sito da cui scaricare la semplice versione digitale di quello che hanno già in magazzino? A pensarci bene, gli unici a guadagnarci  qualcosa saranno proprio gli studenti, che potranno giustificare le ore passate a chattare on line con la scusa che stanno… studiando.<br />
Non è il caso di fare del sarcasmo. Se la rivoluzione informatica non ha inciso particolarmente a fondo nel percorso formativo della scuola italiana, sarebbe forse opportuno non sprecare un’ulteriore occasione: in ultima analisi, si tratta di una “riforma” relativamente poco costosa, che può tranquillamente avvalersi degli strumenti attualmente esistenti in ogni istituto (con qualche leggero potenziamento), e che potrebbe rivelarsi davvero un passo avanti nella razionalizzazione delle risorse economiche, soprattutto per le famiglie. Se questo verrà compreso senza mistificazioni e strumentalizzazioni, allora tutta l’energia creativa che oggi langue dietro le cattedre potrebbe trovare un nuovo vero canale di espressione, trasformando in opportunità un’”alzata d’ingegno” tanto inattesa quanto provvidenziale. Perché, per dirla tutta, la vera novità non è il canale, ma il messaggio, o meglio: il codice. <em>Libro digitale</em> vuol dire scrivere in modo diverso, comunicare in modo diverso, studiare in modo diverso. Quando questo diverrà chiaro, qualcuno perderà davvero il sonno, ma molti ritroveranno il piacere di risvegliarsi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://chatel.bibienne.net/2009/02/18/il-parricidio-rituale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

