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Adozione obbligatoria, ovvero il “ghiaccio bollente” della Gelmini.
postato da Maurizio Chatel in Didattica, Polemiche
Ho già avuto modo di scrivere come la penso sulla circolare Gelmini per l’adozione obbligatoria dei testi digitali dall’anno scolastico 2012. Vorrei ora fare un passo avanti e riflettere sulle reali difficoltà dell’applicazione di quell’insensato ukase. Parlavo allora di una totale carenza di preparazione strutturale, finanziaria e culturale, da parte del ministero, capace di rendere operativa una riforma che non sarebbe esagerato definire epocale. La digitalizzazione dei testi non è infatti un fenomeno riducibile alla semplice trasformazione del testo cartaceo in PDF, ma questo sembra essere il tipo di aspettativa che l’ufficio della Gelmini sottintende nella sua decisione. È fin troppo noto a tutti coloro che hanno una minima confidenza con la navigazione in Internet come l’utilizzo di un file PDF aumenti e non semplifichi le difficoltà della lettura. Non parliamo poi se questo file dev’essere usato da una collettività di studenti. È dunque in un’altra direzione che l’editoria scolastica deve marciare per risolvere la questione della manualistica digitale. Ma quale? E qui entrano in gioco le altre gravi carenze di cui sopra: l’assenza di sostegni finanziari alle scuole per migliorare il loro apparato informatico e renderlo accessibile al maggior numero di utenti, e la mancanza di ogni qualsivoglia tipo di formazione dei docenti nell’ambito dei nuovi mezzi di comunicazione “sociale” (o social netwotks). Le innovazione che alcuni editori, come la BBN, stanno perseguendo richiedono infatti nuove competenze soprattutto da parte degli insegnanti, che sono, nella catena di produzione dei libri di testo (autore-editore-docenti-utenti), l’anello più debole. Altrove infatti notavo ancora come la resistenza dei professori verso il mondo della rete sia l’ultimo grave ostacolo da superare per una trasformazione del testo digitale in realtà efficace. I blog, i forum, le piattaforme multifunzionali appaiono alla maggior parte degli insegnanti italiani (è bene sottolinearlo) come una sorta di terreno minato, la riserva indiana degli adolescenti, un luogo di evasione e cazzeggio di massa. Mentre le università del resto del mondo occidentale stanno “liquefando” (quasi) tutto il loro repertorio didattico nei punti di accesso on-line più diversi, la scuola nostrana ritiene ancora che apparire in rete con nome e cognome e con un proprio scritto sia estremamente “delicato” (quasi pedofilia?).
In sostanza: a prescindere dalle urgenti e fondamentali questioni di principio sulla libertà d’insegnamento e le speculazioni economiche editoriali che conosciamo bene, il primo compito che il mondo della rete e i suoi operatori devono risolvere è l’alfabetizzazione degli insegnanti verso i nuovi sistemi di utilizzo della medesima. L’anello debole va saldato alla realtà, che oggi è fatta di una varietà di accessi alla lettura e allo studio, tra cui il PDF è solo una e non la più efficace.
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2 giorni a Fosdinovo
postato da Maurizio Chatel in Didattica, Testi digitali
Lo SchoolBookCamp di Fosdinovo è finito. In due giorni editori, ricercatori, blogger e docenti si sono incontrati per cercare un’intesa operativa che riesca a fendere le nebbie (o i polveroni) che pesano sul futuro del libro di testo. Due giorni deliziosi e intensi, tra la foce del Magra e le Alpi Apuane, nella cornice rinascimentale del castello dei Malaspina. Nel salutare tutti gli amici con cui ho condiviso questo piacevole impegno (Mario Guaraldi e Noa Carpignano in particolare), mi permetto di proporre una prima rapida sintesi di quanto è emerso dal brainstorming collettivo, in funzione di una semplice raccolta di idee da cui ripartire per la costruzione di nuovi percorsi di ricerca.
Che il problema non sia l’editoria digitale in sé (ormai un dato di fatto che aspetta solo più la conferma del mercato per decollare) ma il testo scolastico, ci costringe ad allungare di molto il cammino della riflessione, facendo tappa prima di tutto sul concetto di apprendimento. Per questo molti interventi hanno ribadito che il problema non è immaginare a priori un nuovo mezzo, ma chiedersi il fine per cui è necessario crearlo, fine evidentemente formativo ed educativo. Ragion per cui è necessario spostare l’area semantica della riflessione dall’oggetto e-book al mezzo complessivo di cui esso è una piccola parte: la rete. La rete è un fenomeno sociale e culturale (sempre più antropologico in senso lato) da “governare”. Attenzione: non intendo dire che c’è bisogno di un potere che la regoli; intendo dire che ciascuno di noi deve costruirsi una strategia per l’uso, prendersi carico di delimitare il territorio in funzione dei propri scopi. E infatti mi pare che fossimo tutti d’accordo nel sostenere che la “nuova” didattica non può limitarsi ad aprirsi alla rete come ad un immenso archivio di dati capaci di sostituire i manuali scolastici, ma che occorre sempre tenere fissa l’esigenza di un progetto che sia finalizzato alla formazione, e quindi di un progetto che sia scientificamente garantito nelle sue possibilità formative. In tal senso la figura dell’editore, in quanto mediatore tra ricerca e produzione, è del tutto indispensabile. Inoltre, sempre rimanendo nella sfera del mezzo (della rete), è emerso con molta chiarezza che la “didattica digitale” non è la didattica che si avvale dei mezzi digitali, ma è una didattica che abita i mezzi di comunicazione digitale, così come la didattica analogica abita/ava i mezzi di comunicazione a stampa. Non si tratta perciò di inventare un modo nuovo di scrivere i testi, ma di assorbire, da un punto di vista formativo, l’evoluzione socializzatrice del WEB 2.0.
Cos’è allora l’e-book, in quest’ottica globale? È innanzi tutto un progetto didattico. Quindi un laboratorio aperto in cui convergono le forze della ricerca scientifica, dell’esperienza didattica che media il discorso scientifico verso la fruizione scolastica, della fruizione consapevole che interagisce in feedback con la produzione, per modificare gli indirizzi astratti della ricerca verso le esigenze concrete e attuali dell’apprendimento. E quindi: interattività, ipertestualità creativa (rompere le barriere disciplinari), concettualizzazione del sapere (dal generale al particolare), multimedialità. Ma tutti questi elementi, come sanno coloro che hanno partecipato al barcamp, sono stati appena accennati.
I lavori sono dunque all’inizio. Con una consapevolezza condivisa: che non c’è nessuna certezza di dove andranno e di quando finiranno. Ci siamo lasciati con la promessa di collaborare in una ricerca che rimetta in gioco anche le nostre professionalità, verso un futuro che dipende molto anche da noi.
Grazie a tutti e arrivederci al prossimo raduno.
Maurizio Chatel è il responsabile dell’area umanistica della BBN, curatore di collana e autore di testi di storia e filosofia. Insegna al liceo, ma non è per questo che è stanco, anzi... la depressione lo afferra quando cominciano a volteggiare per i corridoi della scuola i rappresentanti delle “grandi” case editrici. Per questo motivo ha raccolto la sfida di Noa Carpignano, facendosi carico di una missione impossibile. Nei momenti liberi rilascia 