Sep
06

Tra passato e futuro

postato da Maurizio Chatel in Didattica

Il vecchio prof è in pensione. E dalla sua nuova posizione si appresta a riflettere su trentasei anni di didattica (stavo per dire “di duro lavoro”). Ne potrei raccontare delle belle, perché trentasei anni sono una vita e in una vita di cose ne succedono proprio tante. E di cambiamenti. Cominciai a insegnare nel vivo del fermento post-sessantottino, con collegi docenti fiume e roventi, in cui il senso di appartenenza alla collettività istituzionale era un sentimento ancora sentito. Ho ancora potuto utilizzare, per i primi quindici – vent’anni, libri di testo “con gli attributi”… qualcuno si ricorda de Il materiale e l’immaginario? Ho storto il naso ai primi tentativi di utilizzo delle videocassette nelle ore di lezione, per poi progettare un manuale tutto basato su video-filmati, che per fortuna non ha mai visto la luce. Dal ’92 ho portato le mie classi in laboratorio di informatica e per anni ho inserito nel mio orario 2 ore settimanali per l’insegnamento della composizione di pagine WEB di storia. Ho aperto siti per fornire ai miei studenti documenti di studio e di approfondimento, ho iniziato a usare le mailing-list per gli studenti una decina di anni fa e ho trasformato lo studio della storia in un gioco di ruolo on line, con forum di discussione annesso.

Non tutti i ragazzi con cui lavoravo avevano il PC, e riunirsi per studiare diventava quindi per i miei allievi una gradevole scoperta. I laboratori della mia scuola non erano paradisi dell’Hi Tech, ma malgrado ciò funzionavano per le nostre esigenze e non mi hanno mai creato complessi d’inferiorità. Ho acquisito fondamentali nozioni d’informatica dai miei stessi ragazzi e non ho mai dovuto spiegare loro il perché di questa mia mania per l’innovazione. Anche perché non l’ho mai considerata una mania né tanto meno una nevrosi da prestazione. Semplicemente ho cercato di vivere la realtà nel modo più semplice e costruttivo possibile. Semplice, soprattutto. Nell’elenco di cui sopra non c’è nulla che abbia mai richiesto fondi speciali o mi abbia costretto a questuare tra istituzioni e fondazioni: la sostanza di ogni mia iniziativa erano le idee, supportate dai più banali prodotti informatici reperibili sul mercato. Ho infatti sempre creduto che innovare significhi soprattutto pensare. Che la comunicazione sia il nucleo fondante dell’insegnamento, mentre la sperimentazione è un percorso tangenziale che non può assorbire la sostanza dell’impegno professionale. Se vuoi davvero dedicarti alla sperimentazione, allora distaccati dalla classe e impegnati negli spazi universitari adeguati (parlo in teoria, senza pensare al disastro in cui versiamo in questo povero Paese). Alla classe vanno offerti percorsi consolidati e strumenti freschi, non strani. Per strumenti freschi intendo oggetti di studio intuitivi e stimolanti, nello stesso tempo noti ma non consumati, diversi ma famigliari. Oggetti che non accentrino l’attenzione su di sé, in quanto l’apprendimento non deve disperdersi sullo strumento ma oltrepassarlo per giungere efficacemente al dunque. L’oggetto-studio dev’essere trasparente, perché altrimenti risulta dispersivo e controproducente; non è su di esso che lo studente deve concentrarsi, ma sui suoi contenuti. E tuttavia deve rispondere alle nuove competenze che non la scuola ma la società instilla nelle giovani generazioni: più questo avviene, meno l’oggetto colpisce e più i suoi contenuti penetrano.

Questo è ciò che ho imparato in trentasei anni di professione, e scusate se è poco.

 

May
31

C’è vita su Marte

postato da Maurizio Chatel in Epigrammi

I nativi digitali si stanno affacciando al voto. I loro coetanei di vent’anni fa consegnarono il Paese nelle mani di B.; i ventenni di oggi possono liberarcene. Ancora una volta, la Rete può lasciare un segno, dimostrando di essere entrata nella Storia. Perché il vero motore di questo vento che sta spazzando l’Italia è il linguaggio – o “idioletto” – degli internauti: l’ironia.

Per anni ho sentito i miei allievi chiedermi: “ma noi, cosa possiamo fare?” (sottinteso: di fronte allo strapotere di una certa politica, di fronte alla dimensione dei problemi). Beh… il messaggio è ancora quello di 2500 anni or sono, quello di un certo Socrate che dimostrò quanto l’ironia possa corrodere le fondamenta dell’arroganza e del potere.

La Rete ha la capacità di trasformare in una valanga la piccola palla di neve lanciata per scherzo da qualunque angolo sperduto, purché il tiratore sappia cogliere nel segno. Essa ha sostituito il rito assembleare della democrazia, diventato autogestito nel Sessantotto: l’agorà è a casa tua, ma può raccogliere masse più imponenti di qualsiasi movimento di protesta  fino ad oggi sperimentato. Dalla Rete non partono pietre o bottiglie Molotov, ma parole, alcune dure come sassi altre corrosive come acido.

Tutto naturalmente deve poi tradursi in Fatti, in Atti, in politica. Ma un conto è arrivare agli appuntamenti con la Storia depauperati dalla propaganda mediatica dei Tycoon, un altro è giungervi sulla spinta di una “educazione sentimentale” al senso di appartenenza. Quel senso che – malgrado tutti i suoi difetti – la Rete ha saputo ricreare dopo gli anni bui della televisione.

 

Nov
28

Ci sono due aspetti della vicenda Wikileaks su cui è bene soffermarsi. Cominciamo dal più generale.

Assange è un eroe dei nostri tempi, perché, come ha detto (“voce dal sen fuggita”) Mentana al TG de La7: “da oggi nulla sarà più come prima”. Prima di lui, il ministro degli esteri italiano Frattini aveva sentenziato: “è l’11 settembre della diplomazia”. Diplomazia… questa poi! Comunque: al di là dei fuochi d’artificio sparsi a pioggia sul pianeta dalle rivelazioni dei cablogrammi statunitensi, ciò che conta è ben altro. Se ce n’era ancora bisogno, è stato dimostrato che Internet è un reale strumento di conoscenza, il più importante nella storia della moderna umanità, il più sconvolgente “sistema di segni” ideato per la comunicazione planetaria. Esso sanziona, con questo evento non poi così clamoroso, che la verità, da quella scientifica a quella storica, è un bene universale a cui è possibile attingere anche contro la volontà di potenti più o meno “abbronzati”, mistificatori con la tiara, tartufi paludati da storici e analfabeti travestiti da scienziati. Come potranno i detentori della parola – soprattutto della parola politica – nascondere il loro vero volto da domani in poi? Con quale fiducia potranno intrallazzare alle spalle di un’opinione pubblica finalmente uscita dal sonno della ragione e consapevole di ciò che la storia ha messo nelle nostre mani? Assange potrà anche essere messo a tacere, Wikileaks cancellato, ma chi potrà fermare questa rete di intelligenza che avvolge ormai la coscienza collettiva come un manto protettivo contro ogni forma di ipocrisia e menzogna? Di Assange il mondo è pieno, e prima o poi qualcun altro seguirà l’esempio del “pirata” australiano; non ci sono organi di polizia così potenti da fermare un’attività che non conosce i vincoli delle frontiere e dei codici penali nazionali. Ma un rischio c’è: che questa “catastrofe” politica, che inceppa in modo forse decisivo la gioiosa macchina da guerra della politica da boudoir, spinga i “poteri forti” a dare un giro di vite proprio a Internet, a ideare una giurisprudenza internazionale liberticida nei confronti del più potente mezzo di comunicazione mai ideato. Ed è di fronte a questo rischio che gli internauti di buona volontà devono fare quadrato, calzare l’elmetto e armarsi dell’assoluta intransigenza di chi persegue ad ogni costo la verità e la libertà. Boris Pasternak ha detto: “la politica non mi dice nulla. Non mi piacciono gli uomini indifferenti alla verità”. Come dargli torto? Ma la politica è entrata in Internet, e qualcosa sta cambiando.

  Maurizio Chatel

Maurizio Chatel è il responsabile dell’area umanistica della BBN, curatore di collana e autore di testi di storia e filosofia. Insegna al liceo, ma non è per questo che è stanco, anzi... la depressione lo afferra quando cominciano a volteggiare per i corridoi della scuola i rappresentanti delle “grandi” case editrici. Per questo motivo ha raccolto la sfida di Noa Carpignano, facendosi carico di una missione impossibile. Nei momenti liberi rilascia interviste e va in cerca di grane.
Malgrado tutti questi difetti, ai suoi allievi piace così com’è.