Apr
05

Effetto Boomerang

postato da Maurizio Chatel in Polemiche

Avevamo cantato vittoria. Dopo tre anni di lavoro e con un progetto didattico innovativo pronto all’uso, la fortuna (dicevamo) ci aveva aperto la strada della visibilità e del confronto pubblico grazie a una legge statale tanto inattesa quanto “misteriosa”. La circolare Gelmini sui libri di testo poteva essere l’occasione per concretizzare alcune idee già da tempo formicolanti ma, fino ad ora, senza santi in Paradiso. Ma anche i santi possono giocare brutti scherzi. Il fatto è che avevamo fatto i conti senza l’oste, anzi: senza l’osteria della sinistra. Una sinistra senza identità e senza idee, se non quelle mutuate dalla necessità e insaccate nel sale della sconfitta.
Sembra che l’idea del testo digitale non incontri il favore della scuola. Ma qual è l’idea che la scuola (presidi e docenti) ha del testo digitale? Sicuramente, fino a pochissimi mesi or sono, nessuna; adesso, quella divulgata sull’onda dell’avversione politica. Sindacati di base ed esperti di settore di sinistra hanno buon gioco nel demonizzare il bambino insipientemente immerso nell’acqua sporca di una riforma assurda e decostruzionista, concepita per picconare le ultime difese del diritto allo studio. Stupisce che sempre, immancabilmente, manchi il coraggio di affrontare le questioni nel merito senza trasformarle in demagogia e instrumentum diaboli.
In sostanza: quest’obbligo dell’adozione calato dall’alto senza la minima preparazione strutturale, finanziaria e culturale, è indubitabilmente scandaloso. Il principio stesso che una scelta di così ampio respiro e dalle così vaste conseguenze sia stata decisa senza una consultazione degli esperti e degli addetti ai lavori (editori, autori, docenti) e senza una larga progettualità nazionale, è umiliante. Si può senza tremore affermare che sia quanto di peggio si sia mai visto nella storia della scuola italiana. Ma la “cosa” non finisce qui, come invece vogliono far credere gli opinionisti benpensanti. Aggredire i tentativi di rinnovamento e di sperimentazione con il martello dell’ideologia è cosa che degrada e svilisce anche le migliori intenzioni. Invece di fare di ogni erba un fascio, quasi fosse una “colpa” l’aver concepito un modo diverso di apprendere, o addirittura come se improvvisamente alcuni piccoli editori progressisti avessero stretto un patto diabolico col Tychoon nazionalpopolare per cavalcare la tigre del conflitto d’interessi, sarebbe più intelligente riflettere su cosa sta davvero succedendo tra i “nativi digitali”, al di là di ogni possibile e non sempre furba dietrologia.
Qui non si vuole affermare che, ogni tanto, anche la destra ha delle buone idee. Si chiede semplicemente di distinguere quello che avviene nella sfera della comunicazione dall’uso che la politica ne fa. Si può capire che, particolarmente in Italia, questo sia un esercizio difficile e, diciamolo, rischioso; ma rifiutarsi di farlo per principio nuoce all’intelligenza e non produce di certo una migliore coscienza delle cose. Che la scuola italiana sia in ritardo è cosa che, a furia di essere ripetuta, ha finito per trasformarsi in realtà; ma tutto considerato, dal livello dei dibattiti in corso, si può cominciare a pensare che tutta la cultura italiana sia ormai in preda a un irreversibile alzeihmer intellettuale.

  Maurizio Chatel

Maurizio Chatel è il responsabile dell’area umanistica della BBN, curatore di collana e autore di testi di storia e filosofia. Insegna al liceo, ma non è per questo che è stanco, anzi... la depressione lo afferra quando cominciano a volteggiare per i corridoi della scuola i rappresentanti delle “grandi” case editrici. Per questo motivo ha raccolto la sfida di Noa Carpignano, facendosi carico di una missione impossibile. Nei momenti liberi rilascia interviste e va in cerca di grane.
Malgrado tutti questi difetti, ai suoi allievi piace così com’è.