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«Sull’utilità e il danno della storia per la vita» (F. Nietzsche)
postato da Maurizio Chatel in Polemiche
Diceva Nietzsche che l’eccesso di senso storico sottrae l’uomo al presente e lo annulla nel divenire. Evidentemente “santa Maria” Gelmini ha preso alla lettera l’insigne filosofo. È così che l’orario cattedra per l’insegnamento della storia nei licei (scientifici) è passato dalle tre alle due ore settimanali per tutte le tre classi, e lo stesso dicasi per la filosofia. Non vorrei apparire biecamente schiacciato su posizioni corporative, essendo direttamente coinvolto nella questione. La devastazione è ben più ampia, e riguarda praticamente tutte le cattedre delle scuole superiori. La riduzione dell’orario settimanale dalle trenta ore attuali a ventisette non è altro, infatti, che un modo per tagliare posti di lavoro. Così l’accorpamento degli indirizzi si trasforma in un’ulteriore potatura di interi “rami del sapere”, come quello musicale, che, essendo confluito nei cosiddetti Licei coreutici, priva tutti gli altri indirizzi di qualsiasi accenno a questo fondamentale veicolo culturale dell’umanità. Tra parentesi: in Piemonte ci sarà un unico Liceo coreutico, e precisamente a Novara (la città del nuovo governatore). Risultato: a Torino l’insegnamento musicale sparisce di brutto.
Chi non ha pratica d’insegnamento farà ovviamente fatica a comprendere fino in fondo il significato di questa operazione. Semplice: nei tre anni terminali delle superiori il programma ministeriale prevede lo studio della storia universale dal Medioevo ai giorni nostri, unita a uno specifico corso di educazione civica. Una faccenda da niente già così, figuriamoci con la perdita secca di trentatre ore all’anno. Mentre per la filosofia ora si chiede agli insegnanti di comprimere la storia del pensiero dai “presocratici” a Hegel in due anni, dedicando il terzo esclusivamente al Novecento. Praticamente un Bignami.
A fronte di questa amenità, gli stessi programmi chiedono, tra gli obbiettivi didattici, quanto segue:
«Al termine del percorso liceale lo studente dovrà essere consapevole del significato della riflessione filosofica come modalità specifica e fondamentale della ragione umana che, in epoche diverse e in diverse tradizioni culturali, ripropone costantemente la domanda sulla conoscenza, sull’esistenza dell’uomo e sul senso dell’essere e dell’esistere; dovrà inoltre acquisire una conoscenza il più possibile organica dei punti nodali dello sviluppo storico del pensiero occidentale, cogliendo di ogni autore o tema trattato sia il legame col contesto storico-culturale, sia la portata potenzialmente universalistica che ogni filosofia possiede.
A tale scopo sarà necessario inserire ogni autore in un quadro sistematico, leggendone direttamente i testi, anche se solo in parte, in modo da comprenderne volta a volta i problemi e valutarne criticamente le soluzioni.
La conoscenza degli autori e dei problemi filosofici fondamentali dovrà aiutare lo studente a sviluppare la riflessione personale, l’attitudine all’approfondimento e la capacita di giudizio critico; particolare cura dovrà essere dedicata alla discussione razionale, alla capacita di argomentare una tesi, riconoscendo la diversità dei metodi con cui la ragione giunge a conoscere il reale, e all’importanza del dialogo interpersonale.
Lo studio dei diversi autori e la lettura diretta dei Toro testi dovranno essere focalizzati sui seguenti problemi fondamentali: l’ontologia, l’etica e la questione della felicità, il rapporto tra la filosofia greca e le tradizioni posteriori, in primo luogo religiose, la scienza moderna e la filosofia, problema della conoscenza, il senso della bellezza, la libertà e il potere nel pensiero politico, nodo quest’ultimo che si collega alto sviluppo delle competenze relative a Cittadinanza e Costituzione. Lo studente dovrà essere in grado di contestualizzare le questioni filosofiche e i diversi campi conoscitivi, di comprendere le radici concettuali e filosofiche delle principali correnti e dei principali problemi della cultura contemporanea, di individuare i nessi tra la filosofia e le altre discipline.»
C’è bisogno di aggiungere altro? Lunga vita alla Signora!
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Insegnare stanca o stanchi di insegnare?
postato da Maurizio Chatel in Didattica
La Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo ha organizzato un Focus Group sull’educazione alla cittadinanza, invitando docenti di tutte le discipline a confrontarsi e proporre metodologie e percorsi tratti dalla propria esperienza e volti a rinnovare l’insegnamento dell’Educazione civile (ex Educazione civica).
Nove lunghe ore di dibattito e riflessione non sono bastate a produrre molto più che una presa di coscienza dei problemi che un “insegnamento del senso critico” oggi comporta. Dalla matematica al diritto, dalla chimica alla letteratura, e naturalmente dalla storia e alla filosofia, i campi del sapere sono attualmente di fronte a una sorta di “punto di catastrofe”, il cui superamento è determinante per il futuro della scuola: il rinnovamento dei canali di apprendimento.
Molto si è parlato delle differenze tra la scuola che ha formato gli insegnanti di oggi (che fu la scuola di transizione post-sessantottina), e la scuola “della Gelmini”, per essere sintetici. Qual è la differenza? Una tra le decine (checché si dica che la scuola è sempre la stessa da secoli): la relazione tra gli strumenti dell’apprendere e quelli dell’”evadere”. Chi oggi ha più di quarant’anni, si è formato in modo sostanzialmente omogeneo sia nel momento in cui studiava che nel momento in cui “evadeva”, poiché gli strumenti della comunicazione creativa e di evasione erano gli stessi che venivano utilizzati per la formazione. Sto parlando ovviamente dei libri (dal manuale scolastico al romanzo o alla rivista o al fumetto) e dei media (il disco di vinile o il nastro magnetico ascoltati a scuola e quelli posseduti a casa).
Non più così oggi. Gli strumenti dell’apprendimento utilizzati nelle scuole sono in larga misura rimasti gli stessi (il laboratorio di informatica non incide ancora in modo sostanziale nella programmazione didattica), mentre quelli di evasione sono del tutto diversi.
Conseguenze? Per noi quel modo di studiare aveva un senso, perché coincideva in gran parte con la nostra percezione spontanea del comunicare e del sapere; per i nostri studenti lo sta perdendo (o lo ha già perso?).
Soluzioni? Devolvere milioni di euro alla decostruzione/ricostruzione dello spazio di apprendimento e dei canali di insegnamento, con un parallelo rinnovamento di tutto il corpo insegnante. È ora che noi sessantottini ci togliamo dai piedi.
Maurizio Chatel è il responsabile dell’area umanistica della BBN, curatore di collana e autore di testi di storia e filosofia. Insegna al liceo, ma non è per questo che è stanco, anzi... la depressione lo afferra quando cominciano a volteggiare per i corridoi della scuola i rappresentanti delle “grandi” case editrici. Per questo motivo ha raccolto la sfida di Noa Carpignano, facendosi carico di una missione impossibile. Nei momenti liberi rilascia 